Tecnologia

Il casco intelligente che chiama l’ambulanza se ti fai male

Se ti fai male, chiama aiuto.

Talvolta la tecnologia viene impiegata per prevenire gli incidenti, altre volte ci aiuta a superare i danni fisici derivanti da questi, ma esiste anche una situazione intermedia - ovvero quando l’incidente ci colpisce - durante la quale non è più possibile evitare l’evento e qui entrano in gioco i sistemi di protezione. Se, ad esempio, state andando a lavorare in bicicletta durante l’ora di punta e cadete, è probabile che trascorra parecchio tempo prima che vengano allertati i soccorsi ed in quei momenti perfino un solo minuto può fare la differenza. Per ridurre questi rischi, è stato inventato un casco speciale che diagnostica i traumi cranici e chiama automaticamente l’ambulanza.

Il progetto è stato sviluppato da un gruppo di ingegneri della Deeplocal, spin-off della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, che con questo innovativo sistema di sicurezza personale ha vinto il concorso “Ideas For Good” indetto dalla multinazionale giapponese Toyota. L’idea di fondo è tanto semplice quanto efficace: si tratta di un comune casco da ciclismo, nel quale sono stati inseriti dei sensori, analoghi a quelli applicati sulla testa dei manichini per i crash test, insieme ad un doppio accelerometro ed a tre giroscopi; appena questi rilevano un urto sufficientemente forte od un movimento repentino, scrivono tutte le informazioni che hanno registrato in una scheda MicroSD. Allo stato attuale, il sistema, alimentato da una piccola batteria integrata, si limita a fare le veci di una scatola nera, consentendo di estrarre la memoria e di visualizzare i files al suo interno su qualsiasi computer: Nathan Martin, CEO di Deeplocal, ha già pensato ad una seconda versione, dotata di antenna GPS e modulo GSM, che elaborerà autonomamente questi dati e, in caso di necessità, avviserà tempestivamente i soccorritori. L’unico limite del super casco rimane il prezzo, tutt’altro che trascurabile: il primo prototipo ha avuto un costo di produzione di oltre 500€ - cifra che lo renderebbe letteralmente invendibile - ma con il prosieguo della ricerca si conta di ridurlo a meno di 50€.

Se tutto andrà come previsto, in un paio d’anni arriveremo alla versione finale del prodotto, che più o meno chiunque potrà permettersi: rimarrà da vedere chi vorrà acquistarlo, soprattutto in Italia, perché è risaputo che, nonostante la provata efficacia e l’obbligo dell’uso del casco, i nostri connazionali sono alquanto riluttanti ad indossarlo. (ga)

13 giugno 2011 Luca Busani
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