Innovazione

I viaggi nel tempo non sono fantascienza

Si può andare solo nel futuro.

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Viaggiare nel tempo non è un’utopia fantascientifica e la conferma arriva dagli esperti: raggiungere il futuro è tecnologicamente plausibile, mentre il vero problema è tornare al passato. E comunque, la macchina che serve non è certo una DeLorean.

"C’è perfino chi ha voluto verificare la fondatezza del paradosso del nonno"

Classico della fantascienza
- È passato oltre un secolo da quando Herbert George Wells ha scritto il celebre romanzo “La macchina del tempo” e quella che in origine non doveva essere altro che un pretesto per analizzare in modo critico la società vittoriana si è poi trasformata in una vera e propria ossessione, che ha segnato la ricerca scientifica negli anni successivi. Finora nessuno è riuscito a realizzarne una funzionante ma, stando a quanto sostengono diversi scienziati di fama mondiale, il traguardo potrebbe ormai essere vicino.

Il GPS viaggia nel tempo - Il professor Seth Lloyd, docente di meccanica quantistica al MIT di Boston, per esempio, sostiene che si viaggi nel tempo quotidianamente. E, per la precisione, lo fanno al nostro posto i satelliti che compongono il sistema GPS, i cui orologi integrati vanno più veloci di ben 38 millisecondi al giorno rispetto ai loro “colleghi” terrestri. Questo fenomeno sarebbe una diretta conseguenza della teoria della relatività di Einstein e, in particolare, di due suoi corollari.

L'eredità di Einstein - Per fartela breve, il primo corollario dice che più è veloce il moto relativo di un corpo, più questo percepisce in modo rallentato lo scorrere del tempo. Il secondo, invece, afferma che lo stesso effetto si ottiene quanto più ci si avvicina al centro di una grossa massa gravitazionale, come nel nostro caso la Terra. Questi stessi principi, opportunamente adattati, possono permettere di viaggiare davvero nel tempo, e non solo per pochi istanti.

Il cinema già lo sapeva - L’idea non è una novità assoluta ed è già approdata nel mondo del cinema, riscuotendo peraltro un grandissimo successo. Ne “Il pianeta delle scimmie”, l’equipaggio a bordo dell’astronave viaggia nello spazio così a lungo che quando atterra sul nostro pianeta - scusa per lo spoiler - sono passati secoli, forse millenni, mentre ai loro occhi sono trascorsi solo pochi anni. Si tratta, in effetti, di una strada tecnologicamente percorribile, perché “basta” investire cifre da capogiro nello sviluppo di razzi supersonici con autonomia di volo quasi illimitata.

Viaggi mortali - Il bello è che, a rigor di logica, lo stesso risultato potremmo ottenerlo sistemandoci all’interno di una centrifuga che ruoti alla velocità della luce, perché non conta la distanza percorsa, ma bensì la quantità di moto complessiva. È evidente che nessun essere vivente potrebbe sopravvivere in quelle condizioni, ma tentar non nuoce. Analogamente, se atterrassimo su una pulsar, potremmo sfruttare l’elevatissima densità di massa, propria di questo tipo di stella, ma anche in questo caso saremmo destinati a morte certa.

Senso unico - Tutte queste modalità di viaggio nel tempo sono accomunate da un dettaglio, tutt’altro che trascurabile: sono entrambe unidirezionali e portano solo nel futuro. Sulla carta, spostarsi nel passato sarebbe comunque possibile: per riuscire nell’impresa, c’è chi sta pensando d’attraversare un buco nero, chi sta cercando di superare la velocità della luce e chi sta studiando i misteriosi ponti di Einstein-Rosen. Queste sono solo ipotesi - almeno per ora - e non hanno ancora portato ad alcun risultato degno di nota.

Il paradosso del nonno - Nel frattempo, c’è perfino chi si preoccupa di studiare eventuali conseguenze indesiderate, che questi viaggi potrebbero sortire sull’umanità. Lo stesso Lloyd ha voluto verificare la fondatezza del cosiddetto “paradosso del nonno” - se un uomo dovesse recarsi nel passato ed eliminare un suo antenato prima che questo possa concepire un figlio, comprometterebbe la propria esistenza - studiando i fotoni. I risultati hanno dimostrato che, come sempre, la natura tende a proteggere se stessa e, così, diventa impossibile cambiare ciò che è già accaduto. Morale della favola, puoi fare quello che ti pare del tuo tempo, ma devi avere cura dei tuoi nonni. (sp)

I venti lavori del futuro

4 novembre 2012
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