Tecnologia

E l'indagine diventa digitale

Il rumore emesso dal processore di un computer potrebbe aiutare a decifrare i file criptati. Ecco gli ultimi ritrovati per guardare nei computer dei criminali.

E l'indagine diventa digitale
Il rumore emesso dal processore di un computer potrebbe aiutare a decifrare i file criptati. Ecco gli ultimi ritrovati per guardare nei computer dei criminali.

Chiacchiere e distintivo. Per controllare i computer di eventuali sospetti, i cyberpoliziotti si comportano da hacker.
Chiacchiere e distintivo. Per controllare i computer di eventuali sospetti, i cyberpoliziotti si comportano da hacker.

La recente scoperta di due ricercatori israeliani potrebbe rivoluzionare il mondo della sicurezza informatica. Secondo Adi Shamir e Eran Tromer, l'analisi del rumore prodotto dall'unità centrale di un computer durante l'elaborazione è in grado di rivelare il sistema che la macchina sta utilizzando per criptare i dati. La frequenza e la durata di alcuni suoni varierebbero infatti a seconda della lunghezza e del tipo di chiave di criptazione utilizzate e con tali informazioni un programmatore esperto potrebbe decifrare in poco tempo anche il codice più sicuro.
Delinquenti tecnologici. Le forze di polizia e le agenzie di intelligence di tutto il mondo hanno accolto questa notizia con grande interesse. Negli ultimi anni il proliferare dell'informatizzazione anche nel mondo della criminalità li ha portati a dotarsi di tecnologie sempre più sofisticate per l'espletamento di indagini digitali, come successo per esempio per leggere il contenuto protetto del palmare della brigatista rossa Desdemona Lioce: la memoria del suo Psion è stata inviata all'Fbi i cui potenti computer hanno provveduto a trovare, dopo lunghi tentativi, la chiave per aprire gli archivi.
L'apertura dei file criptati è però solo l'ultimo passaggio di una ben più complessa attività investigativa il cui punto di partenza è il recupero delle prove.
Hacker contro la "mala". Come fanno le moderne forze di polizia ad intrufolarsi nei computer dei sospettati per recuperare file e documenti? Non si pensi alle futuristiche apparecchiature da James Bond: gli investigatori e i nuclei informatici della polizia, oggi si avvalgono degli stessi strumenti di spionaggio elettronico e di sorveglianza digitale che utilizzano gli hacker nelle loro scorribande attraverso i server di tutto il mondo. L'invio di particolari virus detti trojan o cavalli di Troia è il sistema più diffuso. Si tratta di piccoli programmi che vengono inviati via internet sul computer del sospetto sfruttando i punti di vulnerabilità del sistema operativo. Una volta installati consentono alla polizia di operare da remoto, raccogliendo informazioni e file presenti nei dischi fissi. Questi virus in origine erano stati sviluppati dai pirati informatici per recuperare nei computer dei malcapitati connessi alla Rete numeri di carte di credito o codici per l'accesso ai servizi di home banking.
Una lanterna magica per ficcare il naso. L'ultimo nato tra i software di questo tipo si chiama Magic Lantern. Sviluppato dagli esperti dell'FBI è un potentissimo software di snooping (letteralmente, un software ficcanaso), in grado di memorizzare in un database tutte le sequenze di tasti che vengono digitate sulla tastiera del computer controllato. L'analisi di queste sequenze consente così di ottenere tutte le informazioni desiderate sulle attività del sospettato.
E se i file contenenti le prove fossero stati cancellati dal disco fisso? Nessun problema. Appositi programmi e una grande preparazione tecnica sono in grado di far tornare a galla documenti e dati anche da dischi fissi che sono stati formattati.

(Notizia aggiornata al 18 maggio 2004)

18 maggio 2004
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