Uno sguardo dentro al cervello di Stephen Hawking

Lo scienziato britannico ha offerto il suo cervello alla scienza per un avveniristico esperimento di lettura del pensiero. Ma siamo ancora all'inizio...

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Un sguardo indiscreto nel cervello di Hawinkg: una tecnologia possibile? (© Martin Roe/Retna Ltd./Corbis

Immaginate entrare con il vostro computer nel cervello di un grande scienziato per carpirne i segreti e le conoscenze…Non è la trama di un film di fantascienza di serie B ma un sofisticato esperimento di neurologia che ha per protagonista Stephen Hawinking, il celebre fisico, matematico e cosmologo britannico.

Navigare tra le onde (cerebrali)
Settantenne, Hawking è da tempo costretto all’immobilità a causa di una grave forma di atrofia muscolare progressiva che da oltre 30 anni lo ha privato anche della capacità di parlare. Dai primi anni ’80 infatti lo scienziato comunica solo con l’ausilio di un computer, ma il continuo peggioramento delle sue condizioni lo sta privando anche di questa possibilità.
Per questo da qualche tempo il fisico ha iniziato a collaborare con Philip Low, professore alla Stanford University e inventore di iBrain, uno speciale scanner capace di misurare e registrare l’attività del cervello.
«Vogliamo riuscire a bypassare il corpo di Stephen ed entrare nel suo cervello come hacker» spiega Low alla stampa. Il progetto, che sarà presentato alla comunità scientifica a Cambridge il prossimo mese, è ancora in fase embrionale e parlare di “lettura del pensiero” è del tutto fuori luogo.

Furto elettronico di idee
Per ora Hawking ha imparato a controllare le proprie onde cerebrali creando impulsi molto semplici mediante la visualizzazione dei movimenti di una mano o di una gamba. iBrain identifica questi impulsi in mezzo a tutto il resto dell’attività elettrica del cervello e li visualizza su un monitor.
La strada è ancora molto lunga, ma sembra promettente: in futuro sistemi analoghi potrebbero permettere il riconoscimento di pattern elettrici più complessi e tradurli in parole o immagini, aiutando così tutti coloro che soffrono di malattie degenerative paragonabili a quella di Hawking, ma anche di depressione, autismo e problemi legati alla comunicazione.
«E’ un ambito di ricerca affascinante: per la prima volta ci permette di aprire una finestra sul cervello umano per guardarlo dall’interno» conclude Low.

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02 Luglio 2012 | Franco Severo