Crash test: uomini, cadaveri e manichini

Uomini e cadaveri per i crash test: quando è nato Dummy, il manichino più sfortunato del mondo?

Crash test con volontari umani.

Negli Anni Settanta le possibilità di simulare un incidente automobilistico e verificarne le conseguenze sugli occupanti dell'auto, erano molto limitate: le tecnologie non erano all'altezza, a partire da computer, sensori e videocamere per riprese ad alta velocità. Per compensare le carenze e dimostrare, per esempio, quanto potevano contare le cinture di sicurezza in caso di scontro... si arruolavano volontari, che si prestavano a mettere in scena veri incidenti automobilistici. Lo raccontava già in un vecchio servizio ABC, emittente tv Usa, che ha mostrato un video d'epoca (qui sopra) uomini e donne che si sottopongono a simili prove: tutti ne escono vivi, ma non del tutto indenni.

 

Anche con cadaveri. Analoghi test venivano organizzati anche usando cadaveri di persone che avevano "donato il corpo alla scienza", quando era necessario spingere i test all'estremo limite. È del 2013 l’ammissione, da parte di ricercatori spagnoli, di avere in passato usato persone decedute per i crash test: una scelta che può creare perplessità, all'epoca giustificata col fatto che si trattava di donazioni volontarie e che le simulazioni sui cadaveri davano risultati affidabili, ossia molto coerenti con quanto poteva effettivamente avvenire in caso di incidente.

Tuttavia il caso creò non pochi imbarazzi quando si scoprì che i cadaveri venivano concessi per i test da ospedali e università che li avevano in carico a scopo scientifico, e soprattutto che il costo di un cadavere era decisamente inferiore a quello dei manichini più sofisticati, che iniziavano a essere disponibili.

 

Tornando ai volontari umani, pare che ancora nel 2007 ci fossero persone che si prestavano per varie sperimentazioni di incidenti automobilistici, a scopo di studio o per indagini di polizia, come sembra dimostrare la storia, riportata dal NewScientist, di un poliziotto californiano che partecipò a diversi di questi test (sopravvivendo a tutti per raccontarlo).

Oggi per fortuna l’uso di persone, vive o morte, è superato, o dovrebbe esserlo, per quel che ne sappiamo: gli attuali manichini per crash test sono un concentrato di tecnologie, con centinaia di sensori di ogni genere che permettono a medici e ingegneri di comprendere perfettamente tutte le dinamiche in caso di incidente.

 

19 Gennaio 2018 | Luigi Bignami