Innovazione

Cosa si nasconde dietro alla perfezione Apple?

Ecco cosa si cela nei negozi.

Apple è bello: questo è ciò che diremmo più o meno tutti per riassumere la filosofia che il marchio della mela cerca costantemente d’inculcarci. D’altra parte, belli sono i suoi prodotti, belli gli edifici dove vengono venduti, bella l’esposizione e belli i commessi che ci lavorano. Un giornalista del Wall Street Journal ha voluto indagare su ciò che sta dietro alla facciata idilliaca degli Apple Store, perché - come la vita c’insegna - non è tutto oro quello che luccica. Quello che ha scoperto non sarà scandaloso quanto un’inchiesta della Gabanelli, ma è comunque emblematico dei tempi che stiamo vivendo e del vero Jobs-pensiero.

Innanzitutto, ogni candidato prima dell’assunzione viene sottoposto ad una serie di colloqui estremamente selettivi - ed affollati -, dopodiché deve seguire una formazione scrupolosa che termina con un periodo d’affiancamento, durante il quale l’aspirante commesso deve limitarsi ad osservare con attenzione il comportamento del suo tutor, senza interagire in alcun modo con i clienti. Una volta entrati nella grande famiglia, si è tenuti sotto stretto controllo ed al primo cenno di dissenso verso Apple - foss’anche solo per un commento sopra le righe in una pagina di Facebook - si viene licenziati in tronco; stessa sorte spetta ai ritardatari cronici ed a chi non riesce a vendere abbastanza servizi d’assistenza Apple Care. La retribuzione, poi, va dai 7€ all’ora per i neoassunti ai 21€ dei tecnici più qualificati - i cosiddetti Genius -; per contro, le possibilità di fare carriera al di sopra di questi inquadramenti sono pressoché nulle. Altro elemento molto importante è l’atteggiamento che dev’essere tenuto durante l’intero orario di lavoro, perché bisogna essere sempre positivi e di buon umore, lasciando i problemi della vita privata fuori dallo Store; inoltre, bisogna mostrarsi comprensivi, competenti ed accondiscendenti verso tutti i clienti, anche i più sprovveduti - è addirittura proibito correggere chi sbaglia pronuncia o termini tecnici - cercando fino all’ultimo di fidelizzarli, concludendo ogni transazione con un caloroso invito a tornare. Infine, l’ultima parola in ogni decisione spetta sempre a Steve Jobs, il quale sceglie personalmente anche i dettagli più insignificanti, come le serrature delle porte.

Alla luce di queste informazioni, non sappiamo quanti di voi vorranno ancora sottoporre il proprio curriculum vitae ad Apple, perché si tratta di mentalità - sia da parte del dipendente che del dirigente - lontane anni luce da quelle tipiche italiane, in particolare nell’ambito lavorativo.

E’ proprio vero, “paese che vai, usanza che trovi”: perfino un giapponese troverebbe tutto questo improponibile, ma per ben altri motivi - primo tra tutti, l’assenza di un inno aziendale da cantare in coro prima dell’apertura del negozio - e multinazionali di questo calibro non dovrebbero mai trascurare le differenze culturali.

Scopri gli altri segreti Apple

16 giugno 2011 Luca Busani
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