Come funzionano 5 macchine della verità

Sapere con certezza se un imputato, o un testimone, dicono il vero quando ricostruiscono un delitto. È il sogno di tutti i poliziotti (e di tutti i giudici) e nel corso dell’ultimo secolo gli scienziati hanno fatto di tutto per accontentarli. Ecco con quali mezzi, dalla originaria “macchina della verità” alla risonanza magnetica.

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Poligrafo - Chiamato anche macchina della verità, si basa sul fatto che mentire genera ansia e quindi modifica i parametri fisiologici, come la pressione arteriosa, la frequenza dei battiti cardiaci, il ritmo del respiro e la resistenza della pelle al passaggio di una corrente elettrica (la cosiddetta conduttanza cutanea). Nel 1913 lo psicologo americano William Moulton Marston inventò una macchina in grado di registrare tutti questi elementi e riportarli in un grafico. L’apparecchio, pur essendo stato usato fino agli Anni ’60, è considerato dagli scienziati poco affidabile poiché è facile avere risultati falsamente positivi (negli ansiosi) o falsamente negativi (nelle persone molto brave a controllare la propria emotività).

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Encefalogramma - Misura l’attività del cervello con elettrodi attaccati allo scalpo. Secondo alcuni studi, piuttosto controversi, l’attività elettrica cambia se il soggetto mente o dice la verità mentre guarda un’immagine, come una foto della scena del crimine. Una variante più raffinata si basa sull’analisi di onde cerebrali che paiono collegate all’atto di mentire (per esempio l’ampiezza dell’onda P100 può variare quando si dice la verità e quando si mente). Anche questo test sembra essere manipolabile da un soggetto esperto.

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aIat - Inventata da un gruppo di neuropsicologi di Padova, la variante autobiografica dell’Implicit association test (aIat) si basa su un protocollo messo a punto dall’Università di Harvard per individuare i pregiudizi razziali impliciti (quelli di cui non siamo pienamente consapevoli) e modificato per verificare se un evento è presente nella memoria del soggetto oppure no. Si chiede all’imputato di appaiare fatti sicuramente veri con eventi della propria vita, alcuni dei quali legati al crimine. Le persone sono molto rapide nell’appaiare un fatto vero con un evento autobiografico altrettanto vero. Sono più lente se devono mentire (per esempio associando una scena del crimine al quale hanno partecipato con un evento non vero). Il test è controverso perché altri esperti sono riusciti facilmente a falsarlo istruendo il soggetto a rallentare i tempi di tutte le risposte, sia vere sia false.

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Eye tracking - Alcuni psicologi dell’Università dello Utah hanno sviluppato un sistema per identificare i bugiardi basato sull’eye tracking, tecnica che misura i movimenti oculari, il tempo di permanenza dello sguardo su un oggetto e la dilatazione della pupilla. Pare infatti che chi mente abbia la pupilla più dilatata di chi dice il vero e si soffermi più a lungo sull’immagine osservata.

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Risonanaza magnetica funzionale - Visualizza le aree attive del cervello durante un compito cognitivo. Usata come macchina della verità, registra l’attività del cervello mentre il soggetto dice alcune bugie e cose vere note all’esaminatore. Si passa poi alle domande sul crimine; si osserva se l’attivazione cerebrale durante le risposte somiglia a quella delle bugie.

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Quando il giudice ti legge nel pensiero - Si può davvero scrutare nella mente dell’imputato per scoprire se è colpevole o innocente? Nel numero 267 di Focus vi spieghiamo come e quando le neuroscienze potrebbero sbarcare in tribunale.

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Poligrafo - Chiamato anche macchina della verità, si basa sul fatto che mentire genera ansia e quindi modifica i parametri fisiologici, come la pressione arteriosa, la frequenza dei battiti cardiaci, il ritmo del respiro e la resistenza della pelle al passaggio di una corrente elettrica (la cosiddetta conduttanza cutanea). Nel 1913 lo psicologo americano William Moulton Marston inventò una macchina in grado di registrare tutti questi elementi e riportarli in un grafico. L’apparecchio, pur essendo stato usato fino agli Anni ’60, è considerato dagli scienziati poco affidabile poiché è facile avere risultati falsamente positivi (negli ansiosi) o falsamente negativi (nelle persone molto brave a controllare la propria emotività).