Focus

Call of Duty: Activision contro Electronic Arts

Tutta colpa di Call of Duty.

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Talvolta il successo può dare alla testa: in pochi giorni World of Warcraft: Cataclysm è diventato il videogame per PC più rapidamente venduto della storia, poiché nelle prime 24 ore sono state letteralmente bruciate quasi 3 milioni e mezzo di copie. Nonostante questi risultati senza precedenti, Activision Blizzard, la software house che l'ha prodotto - e che appena il mese scorso ha lanciato anche Call of Duty: Black Ops, che ha già registrato oltre un miliardo di copie vendute in tutto il mondo -, ha deciso d'intentare causa contro la sua acerrima rivale Electronic Arts.Ovviamente, trattandosi di due giganti del settore videoludico, non si parla di bruscolini: stando a quanto trapelato finora, la richiesta finale ammonterebbe a circa 400 milioni di dollari! I documenti presentati da Activision presso la Corte Suprema della California con sede a Los Angeles adducono come motivazione il furto di talenti che è stato perpetrato ai suoi danni proprio da Electronic Arts, ritenuta colpevole d'aver assunto Jason West e Vince Zampella, due tra i realizzatori di Call of Duty: Modern Warfare e facenti parte dello studio Infinity Ward. In verità, gli attriti sono iniziati tempo addietro, per la precisione durante la scorsa primavera, quando la stessa software house inaspettatamente licenziò i due e questi a loro volta contrattaccarono, accusandola d'averlo fatto solo per non pagare loro i ricchi diritti spettanti dalle vendite del gioco. A seguito di questo, gli stessi West e Zampella fondarono Respawn, una nuova società per lo sviluppo di videogame, e firmarono poi un ricco contratto di collaborazione con la ex-nemica EA. Secondo Activision, quindi, è tutta colpa dell'invidia e della bramosia di denaro, che avrebbero spinto la casa rivale a "destabilizzare, sconvolgere e tentare di distruggere Infinity Ward". La risposta alla polemica non si è fatta attendere e, tramite il suo portavoce Jeff Brown, Electronic Arts ha fatto sapere che le cause, invece, vanno ricercate a monte del licenziamento dei due brillanti programmatori e nella totale assenza di credibilità nelle risposte fornite. Ci auguriamo per tutti loro che la giustizia americana abbia tempi ben diversi da quella nostrana; in attesa delle sentenze definitive, speriamo soltanto che questa duplice battaglia legale non impedisca - e neppure rallenti, se è per questo - lo sviluppo di nuovi capolavori come quelli a cui ci hanno ormai abituati. Per noi, alla fine, che il prossimo Call of Duty venga distribuito da una software house piuttosto che da un'altra non cambia assolutamente nulla: l'importante è... che si spari in quantità!

 

23 dicembre 2010 | Luca Busani