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Batterie come vampiri: l'energia è nel nostro sangue

Ricava energia dagli zuccheri.

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Non ci sono dubbi, i primi ad averlo capito sono stati i vampiri: dal nostro sangue si può ricavare parecchia energia. Alla stessa conclusione è arrivato un gruppo di ricercatori dell'Università Joseph Fourier di Grenoble ed ha così creato una speciale batteria, denominata GBFCs, che utilizza alcuni composti chimici presenti naturalmente nel nostro sangue per produrre elettricità.

 

L'acronimo GBFCs sta per Glucose BioFuel Cells, ovvero batteria bioenergetica a glucosio, e ci dice già tutto - o quasi - di questa grande invenzione: grazie a speciali enzimi, riesce a far reagire lo zucchero presente nei nostri vasi sanguigni con l'ossigeno, liberando, così, un considerevole quantitativo d'energia. I primi esperimenti sono già stati effettuati impiantando queste batterie in cavie da laboratorio, ed i risultati raccolti sono stati davvero incoraggianti. D'accordo, tra un topo ed un uomo le differenze biologiche saranno anche notevoli, ma il passaggio della sperimentazione sul maiale è imminente e gli stessi ricercatori confidano di raggiungere traguardi eccezionali sugli esseri umani entro il prossimo decennio.

 

I cyborg sono quindi dietro all'angolo? In verità, le prime applicazioni per le GBFCs sarebbero molto meno fantascientifiche, come, ad esempio, alimentare peacemaker ed erogatori d'insulina in modo durevole ed affidabile, a tutto beneficio dei milioni di cardiopatici e diabetici. Lo step successivo riguarderà, poi, le protesi che stanno evolvendosi proprio in questi ultimi anni: occhi elettronici, impianti cocleari edarti artificiali potranno funzionare autonomamente e verrà meno la necessità di sostituirne periodicamente le "pile".

 

Ma di quanto zucchero necessiteranno queste batterie? Di questo non dovrete preoccuparvi, perché l'allarme obesità riguarda ormai tutto il mondo occidentale e le GBFCs brucerebbero proprio gli eccessi di glucosio nel nostro corpo, aiutandoci a rimanere sani e... in forma smagliante!

 

25 maggio 2010 | Luca Busani