Tecnologia

Batteri fluorescenti per trovare le mine antiuomo

Sviluppato un metodo per trovare le mine antiuomo inesplose. Grazie a dei batteri che diventano fluorescenti quando entrano in contatto con i gas degli esplosivi.

Le tecnologie oggi disponibili per individuare le mine antiuomo inesplose non sono così diverse da quelle utilizzate negli anni immediatamente successivi alla Seconda Guerra Mondiale: artificieri (magari aiutati da cani o altri animali), coraggio e pazienza. Con tantissimi rischi.

Eppure sminare un campo minato è un'operazione fondamentale in almeno 70 Paesi dove si stima che ci siano più di 100 milioni di mine terrestri inesplose. Ogni anno più di 20.000 persone subiscono le conseguenze, spesso mortali, della presenza di questi dispositivi.

Ma c'è una novità molto promettente. Arriva dai ricercatori della Hebrew University di Gerusalemme che hanno presentato su Nature Biotechnology un nuovo metodo per individuare con precisione la posizione delle mine interrate senza la necessità di un intervento umano diretto. Il nuovo sistema è basato su alcune caratteristiche dei batteri, combinate con le possibilità offerte dalle tecnologie laser.

Il sistema prevede la scansione notturna con laser per verificare la bioluminescenza dei batteri che reagiscono alla presenza di vapori emessi dagli esplosivi delle mine antiuomo inesplose. © Hebrew University

A caccia di vapori. Gli esplosivi delle mine terrestri rilasciano piccole quantità di vapori esplosivi che si accumulano nel terreno e che possono diventare precisi indicatori di posizionamento. I ricercatori hanno studiato la funzionalità di alcuni batteri che emettono una fluorescenza nel momento in cui entrano in contatto con questi vapori. I batteri vengono incapsulati in piccole perline polimeriche che vengono sparse in modo capillare sulla zona da analizzare. Una volta disperse, grazie all’utilizzo di uno scanner al laser, è possibile registrare dove ci sono fluorescenze e ottenere così una mappatura molto precisa degli ordigni presenti.


Limiti. «I primi test mostrano come questi biosensori possono essere molto utili per individuare le mine terrestri ma occorre ancora migliorare la sensibilità e la stabilità dei sensori batterici, perfezionare la velocità di mappatura su aree particolarmente grandi e progettare uno scanner più compatto da essere trasportato da un drone, senza dover ricorrere all’intervento diretto dell’essere umano» ha spiegato Shimshon Belkin, responsabile della progettazione di questi innovativi biomarcatori.

Qualche mese fa un sistema analogo, ma a base di spinaci, era stato presentato dal MIT di Boston.

11 aprile 2017 Gianluca Liva
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