Arriva il chip che pulisce l’acqua inquinata

Mini depuratore per famiglie.

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Finora l’acqua non è stata amica dei computer, visto che ne danneggia i delicati meccanismi, ma oggi un nuovo depuratore ispirato alla tecnologia dei chip per pc potrebbe salvare milioni di vite. Gli scienziati del celebre MIT (Massachusetts Institute of Technology) hanno infatti creato un gioiello della tecnologia, capace di purificare l’acqua dai contaminanti dannosi, che nei paesi in via di sviluppo può essere fondamentale per evitare la trasmissione di malattie contagiose.

 

La novità è nelle dimensioni: infatti, il nuovo depuratore avrà più o meno la grandezza di un francobollo. La tecnologia usata per realizzarlo è stata presa in prestito da quelle usate per i microchip, con l’unica differenza che è stato usato il silicone morbido invece che quello duro. Dal punto di vista visivo, i due dispositivi si somigliano in tutto e per tutto, se non fosse che il depuratore ha due micro canali attraverso i quali passa l’acqua sporca, prima di incontrare un campo magnetico. Qui, tutto ciò che ha una carica positiva o negativa, dagli ioni di sale dissolto ai batteri, è spinto fuori e resta solo l’acqua pulita, che non contiene nessuna carica.

 

In un recente test, il mini depuratore ha eliminato il 99% degli inquinanti contenuti in una mistura di acqua del Nord dell’Atlantico, sangue, proteine e particelle di plastica. Le quantità di acqua purificate non sono adatte al consumo di massa, ma bastano per il fabbisogno di una famiglia media. Viste le dimensioni del depuratore, che può essere alimentato con un solo pannello solare, i ricercatori del MIT sperano che possa avere una diffusione capillare nei paesi più poveri, riducendo notevolmente il numero dei morti provocato da malattie come il colera. Speriamo che le dimensioni e la forma siano di buon auspicio, e che il “chip” per l’acqua pulita possa diffondersi rapidamente quanto quelli che stanno dentro i personal computer, ormai comuni anche nei paesi più poveri dell’Africa.

 

15 aprile 2010 | Stefano Caneva