Anche la carta diventa smart

Un ricercatore americano è riuscito ad integrare un microchip all’interno di un foglio di carta. Vita sempre più dura per ladri e falsari. Ecco come funziona.

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Un chip RFID all’interno delle banconote e dei documenti potrebbe di fatto renderle impossibili da falsificare. (© Thomas Roepke/Corbis) |

In un futuro non molto lontano falsificare banconote e documenti ufficiali potrebbe rivelarsi impossibile o quasi. Un team di ricercatori della North Dakota State University è infatti riuscito a realizzare un microchip così sottile e flessibile da poter essere annegato all’interno di un comune foglio di carta.

Carta canta... in Wi-Fi. Il chip, dotato di antenna e opportunamente programmato, riporta una serie di informazioni che rendono impossibile falsificare il documento. La verifica sull’autenticità di questi dati viene effettuata con un apposito dispositivo wireless in grado di leggere da remoto ciò che c’è scritto sul chip.
Il processo messo, a punto da Val Marinov e dai suoi colleghi, non è il primo del suo genere, ma i chip disponibili fino ad oggi erano molto spessi e, di fatto, rendevano impossibile rilegare o stampare i documenti che li contenevano.
Il chip ultrasottile viene costruito tagliando una fetta di silicio con uno speciale incisore al plasma e viene inserito all’interno del foglio grazie a un impulso laser. Secondo Marinov questo processo è più economico e veloce rispetto a quelli convenzionali perchè permette di realizzare i processori con meno materiale e quindi ad un costo inferiore.

Fondi per fare i soldi.
“La Banca Centrale Europea e la Banca del Giappone già 10 anni fa avevano avviato dei progetti di ricerca per espolorare queste tecnologie, ma non sono mai arrivati a risultati paragonabili ai nostri" spiega Marinov in un'intervista alla BBC. Il ricercatore ha presentato il risultato del suo lavoro alla recente conferenza dell' Institute of Electrical and Electronics Engineers di Orlando, in Florida e ora sta cercando investitori interessati a portare il suo progetto fuori dai laboratori di sperimentazione.

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10 maggio 2013 | Rebecca Mantovani