Innovazione

Allarme touchscreen: entro 10 anni potrebbero scomparire

In 10 anni potrebbero sparire.

Forse abbiamo fatto i conti senza l'oste. Quotidianamente vi presentiamo nuovi prodotti dai display sempre più grandi e rigorosamente touchscreen: giusto un paio di settimane fa, vi abbiamo proposto l'interessante pellicola Overlay Multitouch di Displax che aggiunge questa tecnologia a qualsiasi schermo fino a 103''. E non parliamo poi dei progetti imminenti: iPhone 5G, iPad di seconda generazione, HP Slate e tutti quegli smartphone con Android 3 che fioriranno a partire dall'anno prossimo. Negli ultimi anni, abbiamo scoperto che interagire con le interfacce dei dispositivi utilizzando direttamente le nostre dita è terribilmente comodo ed intuitivo, ed essere finger friendly è diventato un must per tutto ciò che è elettronico. Ma proprio il futuro potrebbe avere in serbo per noi una brutta sorpresa, perché il touchscreen potrebbe essere destinato a scomparire prima di quanto pensiate.

La sensibilità ecologica fa parte della nostra quotidianità e siamo ormai abituati a ragionare in termini di raccolte differenziate, fonti rinnovabili e consumi ridotti, perché, come postulò il chimico Lavoisier ben riassumendo il primo principio della termodinamica, "in natura nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma". Allo stesso modo, la pulsione incontrollabile che ci spinge a cambiare ed aggiornare i nostri cellulari più volte all'anno fa sì che vengano sprecati ingenti quantitativi di sostanze che in natura è alquanto difficile reperire. Prendete, ad esempio, l'ossido di indio-stagno (ITO): per quanto riguarda elementi come l'ossigeno e lo stagno, è facilissimo procurarsene in abbondanza, ma così non è per l'indio, metallo raro per definizione. Stando ad una recente stima, basata sugli attuali consumi, le sue scorte mondiali potrebbero esaurirsi entro il 2020. Il dato è assolutamente attendibile, visto che arriva dalla rinomata Università di Yale, ma a cosa serve questo misterioso ITO? Ebbene, dovete sapere che è alla base di ogni display touchscreen, perché è uno dei pochissimi materiali in grado d'unire in modo eccellente una buona conducibilità elettrica ad una totale trasparenza ottica ed è perciò insostituibile per la realizzazione dei tanto decantati schermi capacitivi.

Dovremo quindi tornare sui nostri passi e riscoprire bottoni, leve ed interruttori? Se la ricerca scientifica continuerà a progredire come ci auguriamo, con ogni probabilità potremo scongiurare il pericolo: il grafene, un innovativo composto del carbonio che quest'anno è valso il premio Nobel ai fisici Geim e Novoselov, opportunamente avvolto in tubi microscopici - o, meglio, nanotubi - potrebbe sostituirlo ed addirittura migliorarne le prestazioni; perfino l'argento sembrerebbe prestarsi a questo genere d'applicazioni, ma ovviamente i prezzi di una tecnologia simile salirebbero alle stelle.

Non bisogna neppure dimenticare che la moda attuale inneggia al minimalismo, pertanto il futuro potrebbe riservarci cellulari essenziali ma stilosi, come il controverso Pureness di Sony Ericsson. Mai fu più adatta la frase di circostanza "ai posteri l'ardua sentenza".

28 ottobre 2010 Luca Busani
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