Dalle stelle agli abissi: Richard Branson alla scoperta delle fosse oceaniche

Arriva Virgin Oceanic, un sottomarino da record per esplorare gli oceani fino a 11 mila metri di profondità.

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Esploratori oceanici. Foto credit: VirginOceanic |

Traghettare i turisti spaziali in voli suborbitali non gli bastava più. Il fondatore di Virgin Galactic è pronto a tuffarsi (in prima persona) in una nuova avventura. Questa volta, nel mare più profondo...


«Sono andate più persone sulla Luna che sotto ai 6 mila metri di profondità»: se a dirlo è un miliardario con un debole per le sfide impossibili, il passo per risolvere il problema è breve. Già alla fine di quest'anno Sir Richard Branson - il "papà" di Virgin Galactic, la più famosa compagnia per viaggi suborbitali turistici - potrebbe scendere di persona nella Fossa delle Marianne a bordo di Virgin Oceanic, un sottomarino attrezzato per spingersi dove nessun natante è mai arrivato ed esplorare i punti più profondi dell'oceano.
Le mete. Il progetto prevede cinque spedizioni nelle misteriose e inesplorate fosse collocate nei mari di tutto il pianeta: oltre alle Marianne (11.034 metri, nel Pacifico), quella di Porto Rico (8380 metri circa, Oceano Atlantico), la Fossa Diamantina (8.047 metri, Oceano Indiano) quella delle Sandwich australi (7235 metri, Atlantico meridionale) e il Molloy Deep (5606 metri, nell'Oceano Artico). A supportare mister Branson ci sarà l'esploratore americano Chris Welsh.

 

Prestazioni da record. Più simile a un delfino che a un sommergibile tradizionale, il sottomarino monoposto potrà raggiungere gli 11 mila metri di profondità e resistere a una pressione 1500 volte superiore a quella che sopporta un aereo. In fibra di carbonio e titanio, con una cupola in quarzo a proteggere il pilota, viaggerà a una velocità massima di 5,5 chilometri all'ora e potrà immergersi di circa 106 metri al minuto: si stima che un tuffo e una risalita nella Fossa delle Marianne richiederanno circa 5 ore.
Reportage completo. Una volta disceso, il sottomarino sorvolerà i fondali raccogliendo dati per le analisi scientifiche e spedendo immagini video in superficie. Le preziose informazioni arricchiranno i database di Google Earth e Google Maps, insieme a quello dello Scripps Institution of Oceanography, un prestigioso centro californiano per la ricerca marina che sta collaborando alla missione.
Senza via di scampo. Le conoscenze attuali su queste fosse oceaniche sono talmente carenti che in caso di guasto del sottomarino, nessun mezzo potrebbe spingersi fino a quelle profondità per salvare gli occupanti. Anche una piccola crepa potrebbe compromettere la sicurezza del pilota, e i test del natante stanno procedendo a ritmo serrato. Il battesimo dell'acqua comunque è previsto per la fine del 2011 e le 5 spedizioni dovrebbero tutte essere completate entro due anni.

 

14 giugno 2011 | Elisabetta Intini