Digital Life

La breve e triste storia dell'uomo licenziato dal computer

In un'azienda Usa un computer licenzia un dipendente, per un errore, senza che nessuno riesca a interrompere la catena di eventi che in poche ore lo vede scortato fuori dall'edificio dagli agenti della sicurezza. Storie del XXI secolo, di quando i lavoratori sono "risorse", accidentalmente umane.

Il protagonista di questa storia, Ibrahim Diallo, è probabilmente il primo lavoratore della storia a essere licenziato da un computer. La sua disavventura, raccontata in un blog, comincia alle 7 di una mattina qualsiasi di qualche mese fa, quando Ibrahim scopre che il suo badge non apre più la porta dell'ufficio. Convinto che si tratti di un guasto, si fa aprire dal custode, va alla sua scrivania e accende il computer - solo per scoprire che le sue password sono state disabilitate. Il computer gli nega l'accesso a tutti i sistemi aziendali.

Il suo manager, appena arrivato, gli comunica di aver ricevuto una mail dal dipartimento Risorse Umane in cui lo si informa che il suo contratto risulta scaduto: si attiverà subito per capire che cosa sia successo, gli assicura.

Prendi le tue cose... Il tempo passa e il peggio arriva subito dopo la pausa pranzo, quando due addetti alla sicurezza si presentano alla scrivania di Ibrahim con l'ordine, ricevuto via mail, di accompagnarlo fuori dall'edificio. Ormai era chiaro: Ibrahim era stato licenziato e nessuno, nemmeno i top manager dell'azienda, era riuscito a disinnescare un processo automatico che, mail dopo mail, lo aveva costretto a svuotare i cassetti e lasciare l'ufficio.

Errore umano. Che cosa era successo? Un incidente banale: l'ex capo di Ibrahim, prima di andare in pensione, si era scordato di caricare nel sistema informatico il rinnovo del suo contratto. Così, alla scadenza, il solerte computer aziendale che governa invisibile la vita dei dipendenti, un bel mattino ha avviato le procedure per trasformare Ibrahim in un ex dipendente - e in una grande o grandissima azienda dove le persone che lavorano in uffici o reparti diversi spesso neppure si conoscono, nessuno è riuscito a bloccare il processo.

Non torno più. A Diallo lo scherzo del computer è costato 3 settimane da disoccupato: tanto ci è voluto ai programmatori perché riuscissero a farlo rientrare a tutti gli effetti nel suo ruolo.

Ma poi Ibrahim ha deciso comunque di cogliere l'occasione al volo e cambiare lavoro. «Questa storia deve far ripensare al rapporto tra uomini e macchine», afferma Dave Coplin, esperto di sistemi di intelligenza artificiale.

L'AI ci salverà dai computer? In effetti, forse una AI avrebbe potuto evitare a Diallo questa esperienza: sistemi basati sull'analisi dei dati avrebbero potuto segnalare una possibile anomalia su di un licenziamento che non era basato né su motivi disciplinari, né su basse prestazioni, e avrebbe potuto bloccare il processo in attesa di conferma o ulteriori istruzioni.

Il punto di forza dei sistemi di AI è quello di riuscire a identificare schemi ricorrenti all'interno di grandi quantità di informazioni, come sono per esempio le motivazioni che portano all'allontanamento forzato di qualcuno dal proprio posto di lavoro.

E poi c'è il lato umano della vicenda: ciò che colpisce di più in questa storia è la completa automazione dell'intero processo e l'impossibilità per chiunque di riuscire ad interromperlo. Un po' come accade ai protagonisti del cult di fantascienza 2001 - Odissea nello spazio alle prese con HAL 9000, il computer che li vuole uccidere per non essere spento. Ma quello era solo un film.

8 luglio 2018 Rebecca Mantovani
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