Quello che i metadati dicono di noi

Basta sapere chi è raggiunto da chiamate e messaggi (senza entrare nel merito delle conversazioni) per risalire a identità, situazione sentimentale, convinzioni religiose e problemi di salute del proprietario di un'utenza. Ecco che cosa poteva sapere l'NSA.

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Un graffito attribuito a Banksy vicino al Quartier generale del governo britannico per le comunicazioni. | REUTERS/Eddie Keogh

Le rivelazioni di Edward Snowden sui programmi di intercettazione dell'Agenzia per la Sicurezza Nazionale statunitense (NSA) hanno sollevato l'indignazione globale, ma che cosa esattamente si potesse dedurre dai metadati sulle telefonate dei gestori statunitensi non era ancora del tutto chiaro.

 

I portavoce del governo USA hanno detto più volte che queste informazioni non permettono di ledere la privacy dei cittadini, ma l'ultimo studio in materia dell'Università di Stanford sembra dimostrare il contrario.

 

Alla luce del sole. Jonathan Mayer, Patrick Mutchler e John Mitchell, tre ricercatori dell'ateneo di Palo Alto, California, hanno raccolto - previo consenso - i metadati telefonici di 823 persone, facendo installare ai volontari una semplice app per Android. Il software ha registrato orario e numero di telefono di ciascuna chiamata e messaggio inviati o ricevuti: in tutto, ha catalogato 1,2 milioni di messaggi di testo e 250 mila chiamate.

 

Controlli incrociati. Nulla è stato registrato sul contenuto di questi scambi: l'app ha solo rivelato chi chiamava chi, e in quale momento. Ma tanto è bastato per risalire, attraverso semplici incroci con le informazioni personali presenti su Google, Facebook e Yelp (un sito di recensioni), a informazioni molto personali sugli utenti coinvolti.

 

So chi sei, e dove vivi. Dell'82% di loro si è scoperto il nome, del 57% la città di provenienza; si è saputo se erano fidanzati, e il numero del partner; quali uffici, ospedali, farmacie avevano contattato; a quale fede religiosa appartenevano, e quali abitudini avevano.

 

Privacy addio. Di un utente si è scoperto che aveva un problema al cuore; i metadati di un altro hanno suggerito che avesse avuto una diagnosi di sclerosi multipla, quelli di una donna hanno rivelato una gravidanza appena scoperta. Un volontario aveva appena acquistato un fucile semi-automatico; un altro stava predisponendo la casa a una piantagione di marijuana.

 

Un gioco da ragazzi. Il tutto, senza entrare nel merito delle telefonate, ma soltanto con un attento lavoro di tabulati, e con un budget limitato: non è difficile immaginare la mole di informazioni personali a cui doveva aver accesso l'NSA, che prima delle recenti restrizioni, a partire da un singolo numero di telefono, poteva raccogliere metadati su decine di milioni di persone.

 

17 maggio 2016 | Elisabetta Intini