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Quando Google Earth si sbaglia

Cartoline dell'assurdo: una collezione di luoghi senza senso generati da incongruenze tra gli algoritmi del servizio di mappe e il mondo reale.

Google Earth ci permette di catapultarci praticamente ovunque e di sorvolare canyon, ponti, cascate, strade, grattacieli. Ci riesce collegando immagini bidimensionali catturate da satelliti, fino a comporre un collage coerente di una porzione di paesaggio. In due dimensioni, l'operazione è piuttosto immediata, ma in tre, e nelle situazioni meno lineari - dove le strade si sovrappongono, o si apre un precipizio - le cose si fanno più complesse e l'algoritmo rischia di incepparsi. Proprio come è accaduto nelle immagini che vi mostriamo.

Postcards From Google Earth è una collezione virtuale di questi "blackout" di visualizzazione. Porzioni di paesaggio reali che sembrano provenire da un quadro di Escher.

Negli istanti selezionati, l'illusione di una rappresentazione fedele della Terra si disintegra, e il mappamondo virtuale di Google si rivela nella sua natura di, appunto, ricostruzione del reale. Una copia che può uscire con qualche difetto.

Curiosità: 10 cose che (forse) non sai su Google Maps e Google Earth

«All'inizio li consideravo problemi tecnici - scrive Clement Valla, il collezionista di queste curiose cartoline - errori nell'algoritmo. Ma guardandoli più da vicino ho realizzato che la situazione è molto più interessante. Sono il risultato perfettamente logico del sistema».

«Sono una condizione limite, forse. Una anomalia, ma non un errore. Mostrano come funziona Google Earth, che è un database camuffato da rappresentazione fotografica». Queste interruzioni di regolarità evidenziano l'intero processo di "dietro le quinte", fatto di satelliti, telecamere automatiche, piloti, sistemi di stoccaggio dati, algoritmi, computer.

Le anomalie si verificano più frequentemente quando gli indizi di profondità delle fotografie aeree, come le ombre o i giochi di luce, non si allineano perfettamente con le tracce di profondità dei modelli tridimensionali. I due input contrastanti creano un conflitto che dà origine a una collezione di immagini "sbagliate" alla vista, ma allo stesso tempo perfettamente logiche, per l'algoritmo che le ha generate.

Curiosità: 5 cose che (forse) non sai sulle mappe

Le immagini 3D come quelle utilizzate su Google Earth sono generate con una tecnica di computer grafica chiamata texture mapping, che permette di proiettare un'immagine bidimensionale su una o più facce di un oggetto tridimensionale. Queste rappresentazioni somigliano più a scansioni, che a fotografie dalle quali si percepisce lo spazio tridimensionale. Nelle immagini aeree, raffiguriamo la profondità dei paesaggi sottostanti attraverso luci e ombre. Quando queste rappresentazioni piane vengono adattate a forme tridimensionali, la distorsione e l'incongruenza tra due spazi possono risultare evidenti.

La maggior parte delle volte queste incongruenze passano inosservate, ma in alcuni casi, quando la distanza tra rappresentazione bidimensionale e oggetti reali è macroscopica, si creano paesaggi sbagliati ed effetti vertiginosi.

Questo capita soprattutto quando ci sono più piani sovrapposti, come nel caso di più strade che scorrano le une sopra le altre.

Google Earth ci permette di catapultarci praticamente ovunque e di sorvolare canyon, ponti, cascate, strade, grattacieli. Ci riesce collegando immagini bidimensionali catturate da satelliti, fino a comporre un collage coerente di una porzione di paesaggio. In due dimensioni, l'operazione è piuttosto immediata, ma in tre, e nelle situazioni meno lineari - dove le strade si sovrappongono, o si apre un precipizio - le cose si fanno più complesse e l'algoritmo rischia di incepparsi. Proprio come è accaduto nelle immagini che vi mostriamo.