Digital Life

Pubblicità online di pompe funebri ai malati di cancro

Un consulente austriaco fa qualche ricerca online sulla propria malattia e su Facebook inizia a visualizzare post sponsorizzati di agenzie di pompe funebri: è una macabra conseguenza della pubblicità comportamentale. Ecco come è accaduto e come provare ad evitarlo. 

Daniel Krapp è un consulente aziendale di 46 anni. Vive e lavora in Austria e qualche settimana fa, purtroppo, gli è stato diagnosticato un cancro alla prostata. Metabolizzato lo shock, il signor Krapp ha iniziato a cercare sul web informazioni rilevanti sulla sua malattia. E un bel giorno, collegandosi a Facebook, ha visto comparire nello stream della propria bacheca la pubblicità di una ditta locale di pompe funebri.

La notizia è stata riportata dal sito britannico DailyMail che ha intervistato il signor Krapp. Secondo il sito inglese Krapp avrebbe ripetutamente provato a chiudere i post sponsorizzati senza per altro riuscire ad eliminarli dalla propria pagina.

Krapp ha raccontato la propria esperienza su diversi social network e in breve la notizia ha fatto il giro del mondo. Ma come è possibile una cosa del genere?

Solo rèclame? In realtà non c'è nulla di strano rispetto a quanto ci succede ogni giorno quando navighiamo su Internet. Il nostro percorso online, i siti che abbiamo visitato, la durata e la frequenza delle nostre visite, vengono registrati dai gestori dei network pubblicitari - in questo caso Facebook - che così riescono a categorizzare il nostro profilo di consumatori e i nostri interessi. Per esempio "donna quarantenne appassionata di cucina e vintage".

In questo modo riescono a mostrarci i banner e le comunicazioni pubblicitarie alle quali dovremmo essere più sensibili.

Mr Krapp è la dimostrazione di come questo sistema, a volte, porti a conclusioni abberranti. «Quel che mi è successo è assolutamente scandaloso» ha dichiarato ai giornalisti che lo hanno intervistato. Stessa reazione da parte dell’azienda di pompe funebri, che ha detto di non essere assolutamente a conoscenza di questo meccanismo di somministrazione della propria comunicazione pubblicitaria da parte di Facebook.

Dimmi cosa ti piace... Da qualche giorno Facebook ha lanciato Topic Data, una nuova piattaforma di profilazione degli utenti che “legge” e registra ciò che le persone dicono su marchi, eventi e prodotti.

In questo modo il social network riesce a sapere se ci piace quella marca di birra o se preferiamo un'auto piuttosto che un'altra. Tutte informazioni che per il mercato pubblicitario valgono un sacco di soldi. L’azienda di Menlo Park sottolinea come tutto questo avvenga in maniera anonima, senza alcuna possibilità di identificazione dei singoli utenti.

Rimedi fai-da-te. Facebook, che non ha ancora rilasciato commenti sulla disavventura occorsa a Mr Krapp, nelle sue pagine di supporto, spiega che per impedire l’utilizzo dei propri dati di navigazione per attività di marketing e profilazione è possibile rivolgersi alla European Digital Advertising Alliance.

Sul loro sito è possibile dichiarare se e a quali operatori del mercato pubblicitario online passare le informazioni sulla propria vita digitale. Si vedranno sempre i banner, ma non saranno più collegati al nostro comportamento e al nostro stile di vita. Che è già qualcosa.

19 marzo 2015 Rebecca Mantovani
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