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Net neutrality: il futuro della rete si decide giovedì

Giovedì 26 febbraio la Federal Communication Commission proporrà le nuove regole a tutela della net neutrality. Se non venissero approvate Internet come la conosciamo oggi potrebbe scomparire. Ecco le cose da sapere e come far sentire la propria voce. 

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Un gruppo di attivisti di fronte alla Casa Bianca chiede di salvare la Net Neutrality | Joseph Gruber / Flickr

La banda larga è un servizio pubblico o è un’attività privata finalizzata a far guadagnare chi la gestisce? La questione, che a prima vista potrebbe sembrare quasi puramente filosofica, ha in realtà implicazioni piuttosto concrete sulla vita quotidiana di tutti noi.

 


Di chi è Internet? È l’annoso problema della net neutrality, o neutralità della rete, principio giuridico secondo il quale una rete a banda larga deve essere priva di restrizioni arbitrarie sui dispositivi connessi e sul modo in cui essi operano. In altre parole, le società che gestiscono le infrastrutture tecnologiche necessarie al funzionamento di Internet devono offrire a tutti coloro che le utilizzano le stesse condizioni, senza vincoli o accordi preferenziali.

Ciò significa che i grandi provider di connettività non possono stringere accordi con gli editori o i produttori di film e videogiochi perchè i loro contenuti viaggino sulla Rete utilizzando canali preferenziali, più veloci e affidabili, rispetto a quelli utilizzati per veicolare il blog di cucina del singolo appassionato o i contenuti dei loro concorrenti.

Dal punto di vista degli utenti la net neutrality garantisce l’ accesso democratico a tutto il mondo digitale: assicura cioè che ogni servizio online, sito, app, gioco, film, sia fruibile con la stessa velocità e qualità di comunicazione.

 

La net neutrality spiegata dalle pornostar
In inglese e NSFW (non appropriato in un ambiente di lavoro) a seconda del senso dello humour del vostro capo

 

Tutto gratis? Attenzione però a non fare confusione: net neutrality non significa che su Internet tutto deve essere gratuito. Significa che i gestori della rete devono offrire la stessa qualità di servizio sia a chi accede ai siti gratuiti sia a chi acquista film in streaming o altri contenuti a pagamento.

La neutralità della rete è quindi fondamentale per garantire l’indipendenza e la libertà che hanno caratterizzato Internet dalla sua nascita a oggi. Se venisse a mancare, le grandi major e i provider di contenuti più ricchi riuscirebbero a spazzare via gli operatori economicamente più deboli.

Per l’utente ciò si tradurrebbe in costi più alti per la fruizione dei contenuti e in un’offerta drasticamente più limitata.

Il diritto di guadagnarci. A guardarla dal punto di vista delle aziende la faccenda cambia aspetto: chi investe nello sviluppo di contenuti digitali e li fa pagare agli utenti rivendica il diritto di far arrivare i propri prodotti su computer e smartphone nel modo migliore possibile, senza interruzioni e magari in modo più fluido rispetto ai concorrenti.

E gli Internet provider, che hanno comunque speso miliardi nella realizzazione delle infrastrutture, vorrebbero essere liberi di vendere il passaggio dei dati sulle loro reti al miglior offerente.

 


Che cosa succede il 26 febbraio? Per i sostenitori della neutrality questa sarà una settimana decisiva: il prossimo 26 febbraio la FCC - la Federal Communication Commission, cioè l’ente che regolamenta le telecomunicazioni negli Stati Uniti - sarà chiamata ad approvare un insieme di nuove regole che renderanno la gestione del web molto simile a quella dei servizi pubblici.

Se la proposta del presidente Tom Wheeler sarà approvata, i fornitori di banda larga non saranno più classificati servizi di informazione ma servizi di telecomunicazione. Questo cambiamento non è solo formale: darà infatti alla FCC la possibilità di regolare pesantemente il web, evitando che i provider penalizzino certi utenti o certi contenuti a vantaggio di altri in virtù di specifici accordi commerciali. E per la prima volta queste regole riguarderanno non solo i provider di connessioni fisse, ma anche di quelle mobili.

C’è chi dice sì… Un cambiamento forte dunque, che ha provocato le reazioni più diverse. Da una parte i big della rete che vivono di grandi volumi di traffico (per esempio Google, Yahoo e Amazon) e i piccoli operatori, che vedono nelle nuove regole una maggior tutela della libertà della rete.

 

… e chi dice no. Dall’altra i provider, secondo i quali la riclassificazione della banda larga come servizio pubblico bloccherà l’innovazione e gli investimenti.

Il problema è squisitamente economico: le telco temono che l’ FCC le possa obbligare a concedere l’accesso alle loro infrastrutture anche ai concorrenti, un po’ come avviene in Europa. Secondo Rick Boucher, portavoce della Internet Innovation Alliance, questa decisione porterebbe a una falsa concorrenza: più fornitori ma servizi più scarsi.

E così, nel miglior stile a stelle e strisce, le aziende della banda larga sono pronte a ricorrere al Tribunale: se la FCC approverà le nuove regole, l’industria mobile americana non avrà altra scelta se non ricorrere alla Corte d’Appello.

Un giovedì da leoni. Difficile dire cosa accadrà giovedì, anche perché i dettagli della proposta di Wheeler (largamente appoggiata da Obama) non sono stati resi noti. Per esempio non è chiaro cosa succederà ai grandi fornitori di video, Netflix e Youtube tra i primi, che ormai da anni accusano Comcast e altri provider di rallentare il loro servizio.

 

Le telco, dal canto loro, pensano di essere nel giusto a volersi far pagare, visto che i video consumano enormi quantità delle loro risorse. Insomma, la partita è tutta da giocare.

 

Bombe digitali. Noi seguiremo la faccenda e vi terremo aggiornato. Intanto, se volete far sentire la vostra voce ed esprimervi per una rete libera e neutrale potete andare su Battle for the Net, il gruppo di attivisti che ha organizzato un mail bombing destinato ai senatori americani contrari alla net neutrality. L'obiettivo è «far sapere ai politici che l’intera Rete li sta osservando e sta contando i minuti che li separano dal voto»

 

La net neutrality spiegata da John Oliver (in inglese con sottotitoli)

 

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24 febbraio 2015 | Rebecca Mantovani