di Stefano Silvestri
È notizia di ieri che Capcom, colosso giapponese dei videogiochi con all’attivo marchi storici come Street Fighter, Devil May Cry, Resident Evil e il recente Dragon’s Dogma, ha appena annunciato una riunione coi dipendenti dello studio di Vancouver (quello di Dead Rising 2) per discutere di licenziamenti.
"La crisi mondiale sta facendo soffrire anche i videogame"
Il mondo dei balocchi? - Un’eccezione all’interno di un mondo che, dai mass media, viene spesso dipinto come un’isola felice in un pianeta flagellato da anni di recessione? Tutt’altro, e volgendo lo sguardo indietro ai mesi passati ci si accorge che anche l’intrattenimento elettronico è in una fase di crisi. Quanto acuta, lo lasciamo decidere a voi…
Capcom - Il 13 giugno sempre Capcom ha lasciato a casa 26 dipendenti dello studio canadese responsabile di Resident Evil: Operation Raccoon City, riducendone di un quarto la forza lavoro. Poche ore prima era stato il turno di Silicon Knights, costretta a procedere a dei tagli a causa del verdetto che l'ha costretta a versare 4,5 milioni a Epic Games in seguito alla perdita di una lunga disputa legale.
Electronic Arts - Pochi mesi prima si è parlato di 500 licenziamenti in casa Electronic Arts, a causa delle vendite di Star Wars: The Old Republic e Battlefield 3, buone ma non tali da ripagare gli investimenti. Il colosso del videogioco in quell'occasione ha prontamente risposto a mezzo comunicato stampa che "non ci sono veri e propri licenziamenti, abbiamo sempre progetti in crescita e in mutamento". Qualunque cosa ciò significhi, EA aveva comunque già licenziato a febbraio un numero non meglio precisato di dipendenti dei suoi studi canadesi, responsabili di Need for Speed: The Run e FIFA 12.
Hai finito il gioco? Peccato! - Sempre restando nell’ambito di Electronic Arts, dobbiamo registrare che anche lo studio svedese Starbreeze ha recentemente licenziato 25 impiegati, in seguito alla conclusione dello sviluppo di Syndicate. Il CEO Mikael Nermark ha così dichiarato: "I tagli sono dolorosi ma necessari, purtroppo dobbiamo ridurre i membri del team di sviluppo dopo aver completato il gioco". Una prassi questa ormai tristemente comune, come ha dimostrato Rockstar che ha da poco chiuso il suo studio di Vancouver non appena ultimato lo sviluppo di Max Payne 3, e come ha dimostrato anche id Software, che ha bollato come "normale consuetudine aziendale" i licenziamenti seguiti al lancio del gioco RAGE.
Anche Blizzard! - E se Sony ha lasciato a casa oltre 10.000 dipendenti, nessuno però dei quali relativo all’area PlayStation, non si sono salvate 600 persone di Blizzard, sulle cui teste è calata una scure quattro mesi fa.
E stiamo parlando della casa di Diablo III e World of Warcraft, entrambi tra i giochi di maggior successo nella storia dei videogame per PC...
THQ - Uno dei casi più eclatanti è però quello del colosso THQ, che qualche tempo fa si proponeva come una possibile alternativa al duopolio Activision/Electronic Arts, e poi crollata rovinosamente a seguito di risultati non soddisfacenti al botteghino. Ciò si è tradotto nella chiusura di numerosi territori (tra qui anche quello Italiano) e in tali a tanti tagli da portare Jason Rubin, neo presidente di THQ, ad affermare “basta tagli al personale!” a pochi giorni dal suo insediamento.
La distribuzione - Questi sono solo alcuni degli episodi accaduti nei mesi più recenti sul fronte dei publisher, cioè di coloro che producono i videogiochi, ma è chiaro che se si blocca un ingranaggio a monte, ne risentono a cascata anche gli altri a valle.È dunque il caso di ricordare che GAME, una catena di negozi di videogiochi assente in Italia ma l’unica che in questi anni ha provato a contrastare nel mondo lo strapotere di Game Stop, naviga in pessime acque. Al punto che a marzo gli amministratori del gruppo hanno chiuso 277 negozi e licenziato 2104 dipendenti.
L'editoria - Le cose non girano meglio neppure per chi dei videogiochi ne parla. Future Publishing, ex colosso mondiale dell’editoria videoludica e ora ridotto al fantasma di se stesso dalla crisi della carta stampata, sta continuando e chiudere riviste e a licenziare giornalisti uno via l’altro. Non se la passano però meglio i colossi del giornalismo online, se è vero che dall’inizio dell’anno sono stati operati numerosi tagli anche in realtà prestigiose come 1UP e IGN (quest’ultimo, lo ricordiamo, di proprietà di Murdoch).
Giochiamoci su - Insomma, siamo di fronte a un fenomeno così diffuso che sarebbe quasi il caso di farne un videogioco. Se non che, con una certa lungimiranza, c’è chi ci ha già pensato qualche anno fa. Lo sviluppatore si chiama Tiltfactor Laboratory e il gioco, coerentemente, Layoff. Se volete, potete giocarlo da qui. (pc)