Il telefono che ti disturba solo quando puoi

Un sistema di apprendimento automatico consente allo smartphone di inviare notifiche soltanto quando è certo - o quasi - di non interrompere attività importanti.

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Via libera oppure no? Vedi anche 12 cose curiose su WhatsApp.|REUTERS/Dado Ruvic/Illustration

Posso disturbarti? Ti cercano! In un futuro non molto lontano, il vostro smartphone potrebbe recapitarvi messaggi solamente nei momenti più opportuni, quando "pensa" che siate disposti a leggerli.

 

I ricercatori della Rutgers University hanno elaborato un'applicazione che grazie a un sistema di apprendimento automatico impara a posporre le notifiche fino all'ora e alla situazione più consona. Il sistema sfrutta le informazioni su attività, posizione e personalità dell'utente per predire la finestra di tempo migliore per la "consegna".

Per una buona causa. Istruire la app ha richiesto, a dire il vero, un certo grado di disturbo. Per quattro settimane un gruppo di volontari ha ricevuto notifiche pop-up dal sistema che chiedeva loro quanto fossero disposti a essere, o a non essere interrotti in quel momento della giornata. Queste risposte sono state confrontate con i dati su posizione e movimento e con i test di personalità dei soggetti per costruire un profilo che svelasse il momento in cui ciascuno è più felice di ricevere notifiche.

Ora no, ti chiamo dopo. Dopo 16 giorni la app riusciva ad azzeccare nel 75% dei casi la situazione migliore per interrompere i volontari. Si è così visto che, preferenze individuali escluse, non gradiamo ricevere notifiche mentre stiamo facendo shopping, che le apprezziamo quando siamo di buon umore e che i tratti di personalità influenzano le nostre preferenze solamente per un 10%.

 

Liberi o spiati? Questa tecnologia potrebbe aiutare a sviluppare telefoni che filtrino le notifiche in base al momento e al grado di importanza - per esempio posticipando quelle delle chat di gruppo mentre siete in palestra, ma lasciando passare le email importanti. Allo stesso tempo, però, i gestori di app potrebbero sfruttare questi dati per bersagliare i clienti quando sono più inclini a rispondere.

 

26 Marzo 2017 | Elisabetta Intini