I videogiochi salveranno il mondo

Guru del Game Design e autrice di La realtà in gioco.

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I videogiochi potrebbero salvare il mondo? Ne sembra convinta Jane McGonigal, guru del Game Design e autrice di La realtà in gioco. Non una perdita di tempo come ti hanno sempre rimproverato, quindi, ma una risorsa. In che modo?

 

“Il gioco è una palestra di vita che ci rende migliori e ci fa vivere più a lungo!”

 

Imparare a cooperare - Nel suo ultimo saggio, Jane McGonigal ipotizza la possibilità che i videogiochi ci insegnino a essere più produttivi e che, nel caso dei giochi collaborativi come quelli online, ci educhino anche l’arte della cooperazione. Non per vincere, ma per trovare una soluzione ai problemi globali unendo le forze. Sono sempre più numerosi gli esempi di problem solving attuati in questa maniera. D’altra parte è ovvio che riuscendo a unire più cervelli pensanti, e dando loro la possibilità di confrontarsi - anche giocando - la creatività del singolo ne esca rafforzata. L’autrice afferma, inoltre, che il gioco contribuisca a creare emozioni, relazioni e significati piacevoli e a imparare la gratificazione del raggiungimento di un obiettivo. Una vera e proprio palestra di vita, insomma, con una marcia in più. Basta pochissimo, ormai, per essere connessi e scambiare idee - anche giocando - con migliaia di persone in tutto il mondo. Anche solo un telefono.

 

Giocare allunga la vita - Ecco allora nascere progetti per migliorare le condizioni di vita nei paesi del Terzo Mondo fingendo di essere supereroi contro un cattivo più cattivo del Joker. Progetti che portano a conseguenze nella vita reale, che salvano vite. Quelle degli altri, certo, ma non solo. Secondo alcuni studi citati da McGonigal, chi gioca regolarmente vive in media dieci anni più a lungo rispetto a quei noiosi che passano il loro tempo a criticare i videogiocatori accusandoli di volta in volta di essere pigri, alienati o addirittura pericolosi. Ricordi le crociate che periodicamente appaiono sui quotidiani imputando l’aumento della violenza agli sparatutto o ai picchiaduro? Dimenticali. Giocare è un’esperienza di condivisione, e ci rende migliori. Parola degli studiosi della scuola di Palo Alto, che sta addirittura costituendo fondazioni che permettano di sfruttare le abitudini positive che si imparano a colpi di joystick. O di mouse. (sp)

 

Chiara Reali

 

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Jane McGonigal spiega la sua teoria

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2 gennaio 2012