Digital Life

I tweet tornano nei motori di ricerca

Ricomincia l’indicizzazione.

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Twitter vuole sfondare nei motori di ricerca, ma siamo certi che i motori di ricerca siano interessati ai contenuti pubblicati su Twitter? Google, Bing, Yahoo e Yandex si preparano a essere invasi dai cinguettii dei suoi utenti.

"Google e Twitter hanno già collaborato in passato, ma l’intesa è scaduta da tempo"

Social network e search engine
- Social network e motori di ricerca finora hanno percorso strade parallele, che di fatto non si sono quasi mai incrociate. Nell’ultimo decennio, l’uso dei vari Twitter, Facebook e Google+ è cresciuto esponenzialmente, così come quello di Google, Bing e Yahoo per scovare i contenuti più interessanti in giro per il web, ma nessuno ha influenzato nessuno. Da qualche giorno, però, Twitter ha profondamente modificato il file che gestisce i rapporti coi motori di ricerca e ora i tweet possono essere indicizzati, alla stregua di articoli veri e propri.

Una riga in un file - Il file in questione è quel robots.txt che per primo viene letto dai bots di Google, Yahoo e compagnia bella per generare le pagine dei risultati di ricerca. È bastata una riga sola - che recita testualmente: “Allow: /search” - per destare l’interesse degli addetti ai lavori: questa sintetica espressione attiva, infatti, l’indicizzazione dei contenuti, così d’ora in poi i search engine potranno attingere a piene mani dai tweet e dai relativi hashtag.

Utenti off limits - Nonostante questo evidente cambio di direzione, Twitter ha deciso di continuare a tutelare la privacy dei suoi clienti e non ha modificato la sua politica in materia di utenti e contenuti multimediali, che continuano a essere off limits per Google e soci. Ma siamo davvero sicuri che i contenuti che il canarino blu metterà a disposizione dei motori di ricerca saranno così interessanti? D’altra parte, sappiamo bene che i social network vengono usati perlopiù per ingannare il tempo e scambiarsi battute e facezie.

Attenzione per i contenuti - Certo è che Twitter ha tutte le carte in regola per ottenere ottimi posizionamenti all’interno delle pagine di ricerca. In termini di ottimizzazione e SEO, la piattaforma ha l’autorità e la visibilità necessarie per scavalcare la concorrenza, ma non c’è alcuna forma di controllo o di supervisione che ne garantisca la qualità. Google stessa in passato ha preso posizione sulla questione: secondo le sue indicazioni, il file robots.txt andrebbe usato con parsimonia, soprattutto in caso di pagine generate automaticamente e di contenuti di dubbio - o addirittura nullo - valore.

Amici di vecchia data - In realtà, non è la prima volta che accade qualcosa di simile, anzi: nel dicembre del 2009, Google e Twitter trovarono un accordo per indicizzare i contenuti di quest’ultimo, ma l’intesa è scaduta a luglio dell’anno scorso e non è stata più rinnovata. Il colosso di Mountain View è stato, così, costretto a disattivare il servizio di Google Real-Time Search, una particolare modalità di ricerca che andava a recuperare i suoi risultati all’interno di Facebook e Twitter.

Twitter e il giornalismo - Il futuro del web è, quindi, un magma indistinto di notizie e messaggi social, che tenderanno a svilirsi reciprocamente? Per il momento, possiamo ancora considerarci al sicuro perché, come ha spiegato in settimana il CEO Dick Costolo, Twitter ha intenzione di dedicarsi in particolare alla cosiddetta “content curation”, per facilitare il lavoro di redazioni e giornalisti, a tutto beneficio dei lettori. Per tutti gli altri, invece, sarà sempre a loro disposizione il buon vecchio Facebook.

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28 settembre 2012
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