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Documenti e software open source al sicuro in un'arca artica

I software più importanti per la civiltà moderna in una banca artica alle Svalbard, accanto al bunker dei semi: in caso di Apocalisse non ci perderemo Spotify...

Global Seed Vault
L'Arctic World Archive è stato ricavato accanto alla Banca Mondiale dei Semi (nella foto). | Shutterstock

Una cassaforte mondiale nascosta nell'artico ha appena ricevuto un nuovo, ingente tesoro da conservare. Non si tratta della Global Seed Vault, la Banca mondiale dei semi, che tiene al riparo da qualunque catastrofe i semi - ossia tutte o quasi le fonti originali della nostra alimentazione: è, invece, un suo analogo, l'Arctic World Archive, un bunker per accogliere i dati e i documenti da salvare dall'oblio, scavato in una montagna dell'Isola Spitsbergen, alle Svalbard (Norvegia).

 

La piattaforma di sviluppatori GitHub, che ospita i codici sorgente di moltissimi software open source (cioè disponibili senza restrizioni) ha di recente depositato nella banca artica 21 terabyte di dati digitali - i software più utili della civiltà moderna, da proteggere e conservare come misura precauzionale per le future generazioni - per scongiurare il rischio che un documento realizzato oggi con uno di quei programmi non sia più leggibile.

 

Fino al 2520 (e oltre). Come tutti gli altri documenti conservati nel bunker artico, anche questi codici sono scritti su pellicole fotosensibili, ossia supporti analogici, perciò al sicuro da attacchi informatici, oltre che durevoli. Per trascrivere il linguaggio di programmazione dei software sono state necessarie 186 bobine lunghe più di un chilometro ciascuna, miniate con quelli che somigliano a grandi codici QR. «È come scolpirli nella pietra», aveva assicurato il fondatore della Piql, un'azienda norvegese specializzata in "conservazione eterna" di pellicole. Su questi supporti, in teoria capaci di resistere a qualunque trauma ambientale, chimico o elettromagnetico, anche perché conservati in speciali contenitori in bunker a 250 metri di profondità, il codice dei software dovrebbe poter resistere per 500, se non addirittura 1.000 anni.

Caro, futuro umano... Il trasferimento, bruscamente interrotto a febbraio a causa della pandemia, è stato concluso l'8 luglio 2020. La cassaforte dovrebbe salvare i software dall'oblio digitale cui sarebbero condannati se fossero scritti soltanto sui comuni dispositivi di archiviazione (come CD, chiavette, hard disk). Ma poiché non è detto che l'umanità del futuro sia fatta di individui abbastanza nerd da comprendere il linguaggio contenuto nelle bobine, il bunker ne contiene anche una extra, chiamata Tech Tree, che come una guida fantasma fornisce informazioni di contesto (che cosa sono i software, a che cosa servono, quale tipo di supporto tecnico richiedono per essere letti). Con quelle istruzioni dovrebbe essere possibile costruire un computer adatto a fare funzionare i programmi archiviati, in teoria.

 

28 agosto 2020 | Elisabetta Intini