Microsoft è più indulgente contro chi cerca di “hackerare” l'Xbox, mentre Sony ha scelto la linea dura contro gli smanettoni più intraprendenti che cercano di piratare la sua Playstation. Ecco le politiche dei due big a confronto.
“Microsoft sembra stimolare al massimo la fantasia degli hacker di Kinect”
Hacker ludici - Microsoft e Sony sono entrambe molto protettive nei confronti della loro console, ma ciononostante hanno adottato due approcci diversi di fronte al problema degli hacker, intesi come coloro che aggirano le protezioni di sicurezza dei dispositivi per aumentare le potenzialità e usare giochi piratati sull'Xbox e sulla Playstation. C'è da capire alla lunga quale delle due politiche risulterà più proficua sia economicamente (per le due aziende) sia per i giocatori “onesti”.
Microsoft “soft” - Kinect, il motion controller per Xbox 360, non ha avuto il tempo di arrivare nei negozi che qualcuno l'aveva già hackerata sviluppando un driver per farla funzionare su PC. Microsoft ha fatto buon viso a cattivo gioco e ha persino deciso di rilasciare già in primavera il primo kit di sviluppo ufficiale (SDK) per sviluppare applicazioni Kinect su Windows 7, a cui seguirà anche una versione commerciale. L'azienda di Redmond, in pratica, sta facendo di tutto per stimolare la creatività degli hacker… almeno quando c'è di mezzo Kinect.
Sony very “hard” - È di tutt'altro avviso Sony che ultimamente ha persino inasprito la lotta contro i pirati della PS3. Ne è un esempio lampante la causa intentata contro GeoHot, il giovane hacker 21enne accusato dall'azienda giapponese di aver violato le protezioni della Playstation 3 e di aver diffuso la “chiave” per permettere anche ad altri di farlo. GeoHot, al secolo George Hotz, non è tra l'altro un hacker “qualunque”: è stato anche il primo a piratare il primo modello di iPhone. La sua passione e abilità gli stanno costando care… sta mendicando sul web soldi per poter pagare i suoi avvocati nella causa contro Sony.