Google Street View in Africa, tra gli scimpanzé

Un nuovo viaggio virtuale attraverso le lenti delle Google cam, in Tanzania, nel Gombe Stream National Park, cuore della foresta pluviale africana. Qui vivono le comunità di primati a cui l'etologa inglese Jane Goodall ha dedicato la vita.

Per godere appieno della visuale, vi conviene guardare verso l'alto. I protagonisti delle prossime foto sono infatti gli abitanti dell'ultimo angolo di paradiso per i primati della Tanzania, un'area di foresta pluviale continuamente minacciata da incendi, bracconaggio e deforestazione. L'ultimo progetto di Google Street View si è spinto fino a qui: un territorio che l'etologa e naturalista inglese Jane Goodall ha scelto, dagli anni '60, come sua casa.

Goodall è arrivata in questo luogo, delimitato dalle acque del Lago Tanganyika, nel 1961, con in mano soltanto una matita, un binocolo e una mappa scritta a mano. I moderni sistemi di mappatura del territorio erano ancora lontani. Ma ora l'etologa spera che, con l'aiuto della tecnologia di Google, questa foresta sia mappata con maggiore attenzione, così da essere meglio protetta da chi tenta di praticarvi attività illegali. E in modo da far conoscere la causa della conservazione degli scimpanzé che vi abitano al grande pubblico.

Dal 1977, nel Parco è attivo il Jane Goodall Institute, un'organizzazione no profit che si occupa della tutela e dell studio di questi primati. L'istituto collabora con Google Earth Outreach, che insegna alle comunità locali a utilizzare le mappe per orientarsi anche in questo intricato territorio. Quando arrivò qui, la Goodall avrebbe rischiato di perdersi, se - racconta - non ci fosse stato il lago. «Quando mi perdevo, salivo su un'altura e cercavo il lago all'orizzonte. Così sapevo immediatamente dove mi trovassi». Nella foto, un gruppo di scimpanzé a caccia di termiti: Jane Goodall è stata la prima a osservare negli scimpanzé questo comportamento, che consiste nell'utilizzare un bastoncino per pescare gli insetti direttamente dalla loro tana, e poi portarli alla bocca come faremmo con una forchetta.

L'etologa è stata la prima a dimostrare che anche gli scimpanzé sanno utilizzare strumenti (come pietre e pezzi di legno) che rendono più facile compiere le attività quotidiane. Un'abilità, questa, che prima degli studi della Goodall si credeva una prerogativa esclusiva dell'uomo. Nella foto, due scimpanzé si nutrono delle foglie e dei fiori di Crotalaria, una pianta caratteristica delle regioni tropicali.

Un gruppo di scimpanzé impegnati nel grooming, ossia nella reciproca pulizia di pelo e pelle da insetti e parassiti. Date le particolari difficoltà di accesso nella foresta, per questa missione le fotocamere di Google sono state fissate agli zaini di due membri del Goodall Institute, che hanno portato per nove giorni 18 chili di attrezzature sulle spalle.

Le fotocamere a 15 lenti normalmente montate sui veicoli (o sui dromedari, come avvenuto di recente) hanno ripreso habitat e primati, scattando una foto ogni 2 secondi e mezzo. In tutto, 490 mila foto, 26 mila delle quali panoramiche. Qui vediamo Gimli, uno scimpanzé di 10 anni, intento a scavare.

Golden e Glama, altri due scimpanzé seguiti dal Goodall Institute, intenti ad attraversare un ruscello nella valle di Kakombe, all'interno della foresta. In questo habitat si trovano frutti, foglie e piante rampicanti in abbondanza.

Il giovane scimpanzé che si intravede a stento aggrappato all'albero si chiama Google, in onore dell'amicizia di vecchia data tra il Jane Goodall Institute e il colosso di Montain View, in California.

Ancora grooming: questa volta i protagonisti sono due babbuini intenti a spulciarsi sulle rive del lago Tanganyika.

I progetti di ricerca sui babbuini del Parco (Papio cynocephalus anubis) sono iniziati nel 1967 e continuano ancora oggi. Riguardano le relazioni madre-figlio, i movimenti dei maschi all'interno del gruppo, la riproduzione delle femmine e i rapporti gerarchici tra i vari esemplari (che qui vediamo mollemente distesi al sole).

Gli alberi di Uapaca kirkiana, a 1.200 metri di altitudine all'interno del Parco: il loro frutto zuccherino costituisce una parte importante dell'alimentazione dei primati e delle comunità umane della zona.

Le aree dominate da piante rampicanti dove gli scimpanzé trascorrono gran parte del proprio tempo, ricche di fronde a cui appendersi e di frutti da mangiare.

Il lago Tanganyika ospita 300 specie endemiche di pesci ed è il secondo lago più profondo al mondo: per gli abitanti della zona è una fonte preziosa di cibo. Per i turisti, uno specchio d'acqua nel quale fare snorkeling e rilassarsi.

Il quartier generale del Gombe Stream Research Center, che porta avanti i progetti di ricerca più a lungo termine iniziati da Jane Goodall. Qui sono state curate oltre 350 pubblicazioni scientifiche. Secondo l'etologa, all'inizio del '900 nel mondo vivevano, in libertà, circa un milione di scimpanzé. Oggi ci sono tra i 172 e i 300 mila esemplari, l'80% dei quali sono da considerarsi a rischio.

A Gombe, Jane Goodall, 80 anni, vive in questa casa, la stessa che ha mantenuto per molti anni. Quando arrivò qui visse per qualche tempo in una tenda insieme alla madre, ma poi optò per una sistemazione più comoda.

Gli incendi, come quello che si nota in lontananza in questo scatto, mettono a repentaglio la sicurezza del parco e dei suoi abitanti. La maggior parte dei roghi è accesa dall'uomo, spesso per sbarazzarsi delle sterpaglie, ma poi il fuoco divampa senza controllo, contribuendo alla deforestazione e all'impoverimento del suolo.

Le abitudini straordinarie e sorprendenti degli scimpanzé e il loro linguaggio sofisticato sono anche uno dei temi del numero 265 di Focus, in edicola fino al 20 novembre 2014 (disponibile per sempre in formato digitale).

Per godere appieno della visuale, vi conviene guardare verso l'alto. I protagonisti delle prossime foto sono infatti gli abitanti dell'ultimo angolo di paradiso per i primati della Tanzania, un'area di foresta pluviale continuamente minacciata da incendi, bracconaggio e deforestazione. L'ultimo progetto di Google Street View si è spinto fino a qui: un territorio che l'etologa e naturalista inglese Jane Goodall ha scelto, dagli anni '60, come sua casa.