Digital Life

Google e Microsoft dichiarano guerra alla pedopornografia

Tutto merito di un algoritmo in grado di bloccare oltre 100.000 termini solitamente usati per cercare immagini pedopornografiche sul Web.

Basta foto e video a uso e consumo dei pedofili. È la promessa di Eric Schmidt, presidente di Google, che ha annunciato un inasprimento dell'algoritmo del motore di ricerca più usato del mondo. E gli fa eco Microsoft che ha dichiarato di aver adottato provvedimenti simili al suo Bing.

Le due iniziative arrivano dopo una strigliata da parte del premier britannico David Cameron che - l'estate scorsa - si lamentava, in particolare con Google e Microsoft di non fare abbastanza per contrastare questa terribile piaga. I due colossi da soli, infatti, gestiscono il 95% delle ricerche Internet a livello mondiale.

La promessa di Google arriva dalle colonne del quotidiano britannico Daily Mail in vista di un incontro tra David Cameron e i principali motori di ricerca proprio sulla pornografia sulla rete. Eric Schmidt spiega che, negli ultimi tre mesi, il colosso di Mountain View ha mobilitato oltre 200 sviluppatori per realizzare un nuovo algoritmo in grado di bloccare oltre 100.000 termini solitamente usati per cercare immagini, ma anche video, che ritraggono abusi sessuali nei confronti dei minori.

Il Presidente di Google ha precisato che le nuove restrizioni saranno applicate inizialmente ai motori di ricerca dei Paesi di lingua inglese e si estenderanno nell'arco di sei mesi al resto del mondo, per un totale di 158 lingue. Anche gli ingegneri di YouTube si sono messi al lavoro per sviluppare una nuova tecnologia per identificare video pedopornografici caricati sui siti di video sharing.

Microsoft, da parte sua, ha dichiarato di aver adottato provvedimenti simili per il suo motore di ricerca Bing. L'azienda di Redmond nel 2009 - insieme alla software house NetClean - aveva già sviluppato una tecnologia chiamata PhotoDNA con l'obiettivo di aiutare le forze dell'ordine a individuare e rimuovere immagini in cui sono ritratti minori in modo da combattere lo sfruttamento sessuale dei bambini sulla rete. Un software che nel tempo hanno adottato anche altre aziende, tra cui Facebook.

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18 novembre 2013 Silvia Ponzio
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