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Gli sceicchi sauditi usano Twitter nel nome del fondamentalismo

Fe fatwa diventano social.

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Un imam conservatore non sembra affatto il cliente ideale per Twitter, ma i tempi stanno davvero cambiando in fretta, persino in Arabia Saudita - Paese che spesso sale agli onori delle cronache nei media occidentali. In una delle peggiori dittature del mondo, un vero incubo teocratico, persino chi è TROPPO tradizionalista è vittima di persecuzione o come minimo di censura. E’ da quasi un anno che il re saudita ha proibito ai chierici non sanzionati dallo stato la proclamazione pubblica di fatwa, con grande stridore di denti per chi ritiene di essere la voce migliore per i pareri religiosi.

 

La soluzione è ovviamente Twitter, fino ad ora il rifugio dei malvagi liberali, sempre pronti a tramare per portare alla rovina morale il paese. Quindi ora il tweet rimpiazza la fatwa? Non so se possa essere considerato un grande passo avanti per uomini che hanno perso l’abitudine al pubblico contraddittorio. Se il tuo parere religioso è che “Le donne possono superare la segregazione sessuale sul posto di lavoro allattando i colleghi maschi” devi prepararti ad un’ondata di reazioni da parte di chi ti segue su un social network come Twitter. E no, non sto scherzando, si tratta di una delle ultime fatwa prima che il re decidesse di “statalizzarle” l’anno scorso. Notevole, persino per l’era di 4chan.

 

Foto CC di mitopencourseware, che ritrae la modernissima moschea Corniche a Jedda, Arabia Saudita.

 

13 luglio 2011