Digital Life

Facebook pagava articoli contro Google

Ordite campagne stampa denigratorie.

Ma che caduta di stile! Facebook ha pagato una famosa agenzia di pubbliche relazioni per invitare giornalisti e blogger autorevoli a criticare la gestione della privacy da parte di Google.

“Facebook ammette i rapporti con l'agenzia stampa ma non la campagna denigratoria nei confronti di Google”

Tutti contro Social Circle - Ogni arma è lecita in guerra. Anche la stampa denigratoria. Questa storia ha come protagonisti Facebook, il rivale Google, e l'agenzia stampa Burson-Marsteller USA (meglio specificare), non gli ultimi PR sulla faccia della terra visto che hanno lavorato per Hillary Clinton nella campagna presidenziale 2008. Il compito dell'agenzia era puntare e convincere giornalisti, blogger e paladini della privacy a criticare e insinuare il dubbio su Social Circle di Google. Social Circle è un progetto di social network del colosso di Mountain View che permette agli utenti di Gmail di vedere le informazioni dei loro amici, ma anche quelle degli amici degli amici, o di altre persone del “circolo”. Un progetto in diretta concorrenza con Facebook che il social di Mark Zuckerberg ha pensato bene di affondare cercando di convincere gli utenti, tramite i media, che fosse un reale pericolo per la privacy.

Privacy a rischio? - L'intrigo è saltato fuori perché uno dei blogger contattati dall'agenzia assoldata da Facebook si è insospettito e ha deciso di rendere pubblico lo scambio di email intercorso con il suo contatto in Burson-Marsteller. Troppe informazioni difficilmente verificabili come il fatto che l'obiettivo di Social Circle fosse di costruire dossier personali dei milioni di utilizzatori in evidente violazione degli accordi di Google con la Federal Trade Commission. Il contatto di Burson-Marsteller si è anche proposto di scrivere il pezzo per il blogger, o comunque di aiutarlo, ma Soghoian ha rifiutato e, al contrario, ha dato in pasto l'intera vicenda ai media. Una sorta di boomerang per Facebook.

Effetto boomerang - Facebook ammette di aver assunto l'agenzia Burson-Marsteller con l'obiettivo di portare l'attenzione dei giornalisti sul problema della privacy, con informazioni pubbliche e facilmente verificabili da tutti, ma afferma di non aver mai autorizzato nessuna campagna denigratoria nei confronti dell'avversario di Mountain View. Dal canto suo, Burson-Marsteller, rivela che Facebook aveva anche esplicitamente chiesto di non comparire come mandante dei comunicati stampa e delle informazioni spedite a giornalisti e blogger. (gt)Silvia Ponzio

13 maggio 2011
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