Digital Life

Il mondo tra un milione di anni: saremo ancora umani?

I futurologi ipotizzano l'evoluzione dei postumani, esseri artificiali molto avanzati con i quali – se andrà bene – dovremo convivere.

Nel corso dei secoli ci siamo spesso domandati come saremo (se saremo) tra un milione di anni: una delle ipotesi più datate, ma ancora attuale, è quella di H.G. Wells, che nel suo saggio del 1883 The Man of the Year Million (L'uomo dell'anno un milione) immaginava degli umani dall'aspetto alieno, con la testa grande e il corpo piccolo. Secondo Wells, nel futuro remoto la specie umana avrà tre opzioni: estinguersi, dare vita a nuove specie o cambiare.

Locandina l'uomo che visse nel futuro, Wells
Dal romanzo di Wells è tratto il film del 1960 L’uomo che visse nel futuro (titolo originale The Time Machine), riadattato nel 2002 in una pellicola omonima diretta da Simon Wells, bisnipote dello scrittore. © Reynold Brown

L'avvento dei postumani. Anders Sandberg, ricercatore e futurologo all'Università di Oxford, ritiene che l'ipotesi più probabile sia la seconda: la nuova specie, però, non sarà frutto di un cambiamento biologico dovuto all'evoluzione come la intendiamo noi, ma piuttosto di un miglioramento tecnologico che renderà alcuni di noi – quelli che lo vorranno − postumani, ovvero intelligenze artificiali supersviluppate che avranno acquisito coscienza di sé e popoleranno il mondo senza bisogno del controllo dei Sapiens.

Anche se le tecnologie che ci potranno rendere più intelligenti e più forti saranno abbondanti ed economiche, non è detto che tutti vorranno utilizzarle: alcuni si rifiuteranno di diventare "superumani", e vorranno rimanere semplicemente umani.

caricamento cervello in corso. Un altro passo evolutivo, spiega Sandberg, sarà caricare il nostro cervello nei server: «In questo caso non si tratterebbe di una mera speciazione, ma di un abbandono dell'universo animale per quello dei software», sottolinea in un articolo di The Conversation. Ma perché dovremmo voler trasformarci in macchine? Per diversi motivi: per diventare immortali, creando copie e backup di noi stessi in vari server; oppure per viaggiare nello spazio via internet o radio; o ancora per risparmiare risorse naturali, dal momento che un essere virtuale consuma molta meno energia di uno fisico.

Cervello e tecnologia
Il tema del “caricamento della coscienza” online è centrale nella serie tv Upload, dove gli umani, una volta morti, possono uploadarsi in un server e continuare la propria post-vita online. © TZIDO SUN | Shutterstock

Arriverà l'AGI? «È improbabile che gli umani rimarranno l'unica specie intelligente sul nostro Pianeta», dice Sandberg. Secondo lui l'intelligenza artificiale forte (AGI, artificial general intelligence), ovvero quella in grado di capire o imparare qualunque processo intellettivo come gli umani, arriverà presto.

Gli esperti, tuttavia, non concordano: se da un lato c'è chi sostiene che l'AGI emergerà già entro il 2060, dall'altro c'è chi ritiene che l'intelligenza artificiale non riuscirà mai a "governare il mondo", perché la coscienza, la volontà o l'intelligenza non possono essere modellate in modo matematico - e l'IA è intrinsecamente matematica.

Tra un milione di anni, la razza umana vivrà forse come una minoranza, tutelata dalla nuova specie ipertecnologica: saremo come gli Amish oggi, che vivono in alcune zone degli Stati Uniti adottando uno stile di vita povero e antiquato, protetti dallo Stato come "patrimonio culturale". © Shutterstock

È probabile che un giorno la maggior parte delle menti umane diventeranno software: oltre a poter evolvere molto più velocemente, i cervelli caricati nei software non mangiano e non bevono – e dunque sono molto più ecologici ed efficienti di un corpo fisico. Uno svantaggio, però, c'è: gli umani sono autocontenitivi, mentre le menti potranno svanire in un baleno dalla nube se qualcuno si sognerà di distruggere i server nelle quali vengono conservate. E se quel qualcuno fossero i pochi esseri umani "reali" rimasti?

La Terra tra un milione di anni secondo Sandberg

Ci sono alcuni umani simili a noi, ma sono molto meno numerosi rispetto a oggi. La maggior parte del territorio è selvaggio, riconquistato dalla Natura visto che città e agricoltura non sono più necessarie. In varie zone ci sono dei siti culturali, degli ecosistemi dove si vive come una volta, preservati dai robot per ragioni estetiche e storiche. Il Sahara brulica di migliaia di miliardi di menti artificiali: ci fu un tempo in cui i centri che le alimentavano rischiarono di surriscaldare il Pianeta. Se la razza umana si estinguerà (e se questo non avverrà a causa delle chiare minacce che viviamo oggi), sarà probabilmente a causa di una mancanza di rispetto e di tolleranza nei confronti delle altre specie postumane.

10 dicembre 2022 Chiara Guzzonato
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