Digital Life

Come muore un social network

Da Friendster a MySpace, fino a Digg: cosa ci spinge ad abbandonare un social network, decretandone il declino? La risposta di un gruppo di ricercatori svizzeri.

I casi più noti sono quelli di Friendster e Myspace. Pur essendo nati entrambi prima di Facebook, hanno perso terreno nei suoi confronti fino quasi a sparire dall'ecosistema dei social network (salvo poi tornare, in altre forme, ma mai coi numeri di prima, ndr). E anche Digg, l'aggregatore social di notizie, ha subito una tale emorragia di utenti da passare per il fallimento e un tentativo di rilancio. Che cosa gli è successo? Perché abbiamo smesso di usarli?

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Alcuni ricercatori del'Istituto Federale Svizzero di Tecnologia di Zurigo, coordinati da David Garcia, hanno provato a scoprirlo, rileggendo la storia di Friendster dal principio alla fine (in realtà il sito esiste ancora ma si è trasformato in un portale di giochi online attivo soprattutto nel sud est asiatico, ndr). E ne hanno ricavato un'ipotesi buona per spiegare il declino di qualsiasi social network. In pratica, secondo loro, quando i costi, il tempo e lo sforzo, associati con l'essere un membro di una rete sociale superano i benefici, si realizzano le condizioni per l'abbandono di molti iscritti. Nel caso di Friendster e in quello di Digg sono state alcune modifiche di progettazione e dei problemi tecnici che hanno infastidito gli utenti ad aver alterato il rapporto costi/benefici. Ma a pregiudicarne la sorte è stato proprio Facebook: l'avvento di un concorrente ben strutturato può infatti accelerare il processo di disgregazione di una rete.

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L'unico antidoto a che questo non avvenga sono... gli amici. Secondo Garcia, meno ne abbiamo più sarà facile notare la loro assenza se decidono di abbandonare un social network, e seguirli. Il che forse spiega perché Facebook continui a suggerirci persone che potremmo conoscere. E soprattutto perché non ci avverta quando un amico cancella la sua iscrizione. Ma per i ricercatori è tutt'altro che improbabile che Facebook stesso un giorno possa essere vittima di circostanze avverse, proprio come è accaduto ai suoi rivali.

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12 marzo 2013 Eugenio Spagnuolo
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