Atari è sull'orlo della bancarotta negli States

Vuole vendere i suoi gioielli.

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Quello videoludico è uno dei settori che ha sofferto meno la crisi economica degli ultimi anni. Ciò nonostante, la gloriosa software house americana Atari rischia ora il fallimento e, per salvarsi, sta pensando di vendere i suoi pezzi più pregiati.

 

"Atari vuole riorganizzarsi per potersi rilanciare nel campo del mobile gaming"
Pong e i giochi coin-op - Il marchio Atari ha scritto la storia dei videogame, eppure ha vissuto una storia piuttosto travagliata e ora naviga proprio in cattive acque. Tutto è iniziato nel lontano 1972, quando due giovani ingegneri statunitensi unirono i loro sforzi per creare Pong, il primo videogioco coin-op (attivabile con monete) di successo della storia. Questo titolo - insieme ai successivi Breakout, Asteroids e Centipede - ha contribuito in modo decisivo alla diffusione delle sale giochi in tutto il mondo e, di conseguenza, ha fruttato parecchi milioni di dollari ai suoi creatori.

 

La crisi dei videogiochi - Nel 1983 è arrivata la prima grande crisi dei videogiochi e il marchio Atari venne diviso in due branche: una dedicata ai computer e alle console, l’altra alle sole arcade. Prima di questo “scisma”, ci furono trattative con alcuni giganti dell’intrattenimento domestico - come Warner Bros e Nintendo - con risultati alterni, mentre negli anni successivi si interessò di lei prima Hasbro, poi la francese Infogrames. Atari insomma, in mezzo secolo di onorata carriera, ne ha viste di tutti i colori - affaristicamente parlando - ma, tra alti e bassi, se l’è sempre cavata.

 

Atari contro Atari - La scorsa settimana, invece, Atari Inc. - insieme ad altre tre sue sussidiarie - ha presentato al tribunale di New York la sua richiesta di ricorso al famigerato “capitolo 11” delle norme fallimentari americane, per potersi riorganizzare e separare finalmente dall’omonima azienda francese, che attualmente la controlla. In realtà, l’idea è di diventare più piccoli per poter essere acquistati più facilmente e avviare una nuova software house, incentrata soprattutto sulle piattaforme mobili e digitali.

 

Alla ricerca del Principe Azzurro - Concedici una metafora fiabesca: Atari cerca di trasformarsi in Cenerentola per trovare il suo Principe Azzurro con cui costruire un nuovo castello incantato per l’era post-PC. D’altra parte, i successi più importanti conseguiti dall’azienda negli ultimi anni sono derivati tutti dalle sue glorie del passato, rimasterizzate per i nuovi dispositivi mobili. Titoli come Pong World e Atari’s Greatest Hits hanno fatto la felicità dei retrogamer più incalliti e la fortuna - seppur modesta - della loro casa produttrice.

 

Un problema di liquidi - In casa Atari sono ben consci del potenziale che hanno tra le mani e sanno altrettanto bene che il loro marchio da solo vale quasi il 17% del fatturato complessivo: insomma, il sangue non è acqua e, come tale, non dev’essere buttato nel lavandino, ma bensì protetto e valorizzato. Eppure il problema più importante da risolvere riguarda proprio i liquidi: ad Atari non servono né sangue, né acqua, ma soltanto “qualche” milione di dollari, per poter portare a termine i progetti più ambiziosi.

 

Il debito con BlueBay - La software house americana ha potuto contare fino alla fine dello scorso anno su una linea di credito di circa 28 milioni di dollari, messa a sua disposizione dalla società londinese BlueBay. Con l’arrivo del 2013, il “rubinetto” è stato chiuso e tutti i cantieri - compreso il casinò online Atari Casino - interrotti. L’azienda, appellandosi al sopraccitato capitolo 11, non guadagnerà immediatamente un fiume di denaro, ma comunque vedrà cancellato - almeno in parte - il suo debito con BlueBay.

 

Vendere i gioielli di famiglia - Proviamo allora a riassumere la strategia che Atari vuole attuare: prima di tutto bisogna ridurre il più possibile i debiti, poi puntare sul valore del marchio, per attrarre nuovi investitori, infine rilanciarsi con rinnovate energie nel campo mobile. Sarà sufficiente tutto questo? Nessuno può dirlo con certezza ma, qualora non dovesse esserlo, sarebbe già pronto un “disperato” piano B: vendere i diritti di alcuni dei suoi gioielli di famiglia. Così, come una nobile vedova caduta in disgrazia, Atari potrebbe cedere al miglior offerente Lunar Lander o addirittura Pong.

 

I soliti ignoti dell’hi-tech - Chi potrebbe essere così folle e, soprattutto, così ricco da permettersi questo acquisto? I nomi - in via ufficiosa - sono sempre gli stessi: Apple, Microsoft e Google per primi, ma attenzione anche ai giovani rampanti come Zuckerberg di Facebook e alle grandi glorie del settore videoludico, come Sony e Nintendo. E chissà che all’interno di iOS 7 o di Windows Blue non venga installato proprio uno dei grandi successi Atari, come omaggio alla storia dei videogame. (sp)

 

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22 gennaio 2013