I bitcoin sono anonimi? Non per molto

Un brevetto di Amazon può rendere possibile identificare chi usa bitcoin e altre criptomonete: una tecnologia interessante... che di nuovo solleva la questione della privacy su Internet.

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Identificare chi effettua transazioni in Bitcoin è l'obiettivo delle autorità fiscali di mezzo mondo.|Pixabay

L'anonimità del bitcoin e delle altre criptovalute potrebbe presto essere solo un ricordo, per via di una nuova tecnologia brevettata da Amazon. L'azienda di Jeff Bezos ha messo a punto un sistema che permette di combinare in un unico flusso di dati le transazioni in bitcoin con altre informazioni personali relative a chi le ha eseguite, così da dare un volto, un nome e un cognome a chi utilizza le criptovalute.

 

A tutt'oggi le transazioni in criptomoneta sono identificate solo dagli indirizzi dei portafogli (wallet) di provenienza e destinazione della valuta: si tratta di stringhe alfanumeriche univoche (simili a questa: xetsgs3561a8kWgehdg) che non possono essere ricondotte a una persona fisica.

 

Proprio l'anonimato è stato tra i principali fattori di successo delle valute digitali: i guadagni derivanti da investimenti o speculazioni in bitcoin, monero e cryptocurrency varie non possono essere tassati, a meno che non siano dichiarati spontaneamente dai contribuenti, e fanno di questi strumenti elettronici il sistema ideale per gli scambi illegali di denaro.

 

Sempre più spiati. Amazon punta ad avere un sistema nel quale confluiscono i dati provenienti da diverse fonti: le transazioni digitali, gli indirizzi fisici ai quali sono spediti i prodotti acquistati online, gli IP degli utenti che eseguono queste operazioni e tutte le altre tracce che lasciamo in Rete più o meno consapevolmente.

 

 

Questo sistema potrebbe quindi combinare l'indirizzo del wallet bitcoin che abbiamo usato per pagare un acquisto online con l'indirizzo mail utilizzato per la registrazione, o anche con l'indirizzo di casa al quale ci siamo fatti spedire l'ordine - col risultato di poterci identificare con una certa facilità.

 

Una volta attribuito un nome al nostro wallet, questa tecnologia, supportata da big data e sistemi di intelligenza artificiale, riuscirà a tenere traccia di ogni nostra cripto-transazione.

 

Tassati e scontenti. La richiesta di brevetto era stata depositata da Amazon già nel 2014, ma l'iter si è concluso (positivamente) solo pochi giorni fa. Secondo Amazon, i destinatari di questo prodotto sono i governi, le agenzie fiscali e le polizie di tutto il mondo: ossia chiunque voglia intercettare il fiume di denaro che, ad oggi, transita sulla Rete senza lasciare traccia - un volume che si stima in oltre 500 miliardi di dollari nel solo 2017.

 

Amazon renderà mai davvero disponibile una tecnologia del genere? E, soprattutto, troverà davvero dei partner come internet provider, compagnie telefoniche, banche e attività di e-commerce disposte a condividere i dati dei loro utenti sulla nuova piattaforma?

 

Difficile dirlo: per adesso Amazon/Bezos non commenta (e non risponde alle domande), e comunque già in passato Bezos e i suoi hanno depositato brevetti per tecnologie improbabili e difficilmente realizzabili, senza poi farne nulla.

30 Aprile 2018 | Rebecca Mantovani