Architettura

L'arca di Noah

Un team di architetti e designer americani rivisita il concetto di Arca di Noè e progetta un’immensa città galleggiante, ecologica autosufficiente e dotata di ogni comfort, in grado di mettere in salvo fino a 40.000 persone in caso di uragani e altri cataclismi. (Focus.it, 10 marzo 2011)

Immaginate una gigantesca struttura galleggiante capace di ospitare al suo interno tutti gli abitanti di una cittadina come Lodi e così solida da resistere agli uragani più violenti: insomma, un’arca della salvezza. L’ha recentemente progettata E. Kevin Schopfer, un architetto americano che nel 2005 aveva assistito alle devastazioni inflitte dall’uragano Katrina alla città di New Orleans.

L'arcologia della salvezza
NOAH, acronimo di New Orleans Arcology Habitat ma anche traduzione anglosassone di "Noè", secondo i suoi ideatori più che un’arca è un’arcologia, neologismo composto dalle parole "architettura" ed "ecologia" coniato negli anni '60 dall'architetto italiano Paolo Soleri per descrivere un grande edificio capace di mantenere un'ecologia interna e una densità abitativa estremamente alta.
E in effetti questa enorme costruzione alta 350 metri, larga 600 e con una superficie calpestabile di oltre 9 milioni di metri quadri può dare riparo, con tutti i comfort o quasi, a oltre 40.000 persone. 20.000 appartamenti, 3 alberghi, scuole, ospedali e l’immancabile e americanissimo casinò sono solo alcune delle strutture che trovano spazio al suo interno. (Clicca qui per vedere altre spettacolari immagini 3D di NOAH)
Nell’idea di Schopfer e dei suoi colleghi NOAH dovrebbe essere costruita nei pressi di New Orleans, lungo le sponde del Mississipi, con l’obiettivo di offrire agli abitanti della città la sicurezza fisica e psicologica necessarie alla rinascita post catastrofe.

Il triangolo... sì
La struttura è costituita da tre torri che convergono alla sommità dando vita a un gigantesco tetraedro vuoto all’interno: la scelta di questa forma non è stata dettata solo da motivi di design ma da precise esigenze costruttive.
Il triangolo è una delle forme più rigide utilizzabili nella progettazione mentre lo spazio aperto al centro consente a NOAH di resistere senza problemi a venti da oltre 200 km/h come quelli che nel 2005 hanno spazzato la città. Non solo: «l’utilizzo dell’acqua al posto delle fondazioni tradizionali mette al riparo NOAH e i suoi abitanti dal rischio di inondazioni e allagamenti» spiega Schopfer.
Ma NOAH è anche uno dei più avanzati progetti al mondo di urbanistica ecosostenibile: l’energia necessaria al suo funzionamento è prodotta da turbine eoliche e idriche, mentre speciali depuratori si occupano del trattamento delle acque nere.
Nel video qui sotto un suggestivo giro panoramico di NOAH.


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10 marzo 2011
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