Fantasie verticali: ecco i grattacieli del futuro

Esagerati, camaleontici, leggeri come nuvole, orizzontali. Salite sulla nostra macchina del tempo per ammirare - dal basso - i megapalazzi di domani.

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Che aspetto avranno le nostre città tra 20, 50, 100 anni? Per scoprirlo abbiamo due possibilità: aspettare, o sbirciare ogni anno le proposte del concorso architettonico specializzato in grattacieli: quello lanciato dal magazine eVolo. Dal 2006 l'eVolo Skyscraper Competition seleziona i migliori progetti verticali sostenibili, rivoluzionari per estetica, materiali, organizzazione spaziale e tecnologia.
Vi presentiamo i migliori di quest'anno, scelti tra 480 candidati. Qui il vincitore, dello studio polacco BOMP: Essence Skyscraper è una megastruttura organizzata per riproporre, in città, 11 diversi scenari naturali, dai ghiacciai alle paludi, dalle montagne ai fiumi, dalle cascate ai deserti, avvolti da un involucro esterno verticale simile alla facciata di un grattacielo convenzionale.

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Al secondo posto un progetto dal forte valore sociale. Il Shanty-Scaper, un'idea dei designer Suraksha Bhatla e Sharan Sundar, mira a ricreare uno spazio abitativo, ricreativo e di incontro per gli abitanti di Nochikuppam, uno slum costiero, popolato da marinai, della città di Chennai (India), duramente colpito da uno tsunami nel 2004. L'edificio sarebbe costruito con materiali di recupero come tubi, lamine metalliche e legname da costruzione. "Shanty" è un termine inglese usato un tempo per indicare i canti di lavoro dei marinai sui grandi velieri mercantili.

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Terzo posto per Cybertopia, del russo Egor Orlov: uno dei progetti più audaci e futuristici. Il concept rivisita l'idea di megalopoli futura immaginando una città a metà tra il reale e il digitale, un mondo in continua espansione, in cui le costruzioni siano affidate a droni e stampanti 3D. In questo nucleo urbano, alla nascita di un figlio basterebbe ordinare la stampa di una stanza in più, per allargare le pareti domestiche.

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Terminati i vincitori, iniziamo con le menzioni d'onore: questa è Noah Oasis, l'Oasi di Noè, pensata dai cinesi Ma Yidong, Zhu Zhonghui, Qin Zhengyu e Jiang Zhe. La struttura mira a trasformare le piattaforme petrolifere in habitat verticali puliti, in grado di depurare il mare da eventuali perdite di greggio e poi, nel tempo, di ospitare fauna marina e uccelli, trasformandosi gradualmente in stazioni di ricerca e rifugi per abitanti umani. Galleggianti simili a boe assorbirebbero il greggio disperso in mare in disastri ambientali per inviarlo a un reattore che lo trasformi in ramoscelli di plastica per la struttura superiore ad albero, e in una foresta di alghe sintetiche sottomarine. La plastica servirebbe da base per l'attecchimento di coralli sott'acqua, e di rampicanti all'aperto, trasformando la piattaforma in un catalizzatore di flora e fauna.

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Un'altissima biblioteca scientifica in grado di documentare lo stato dell'aria che respiriamo: Air Monument, una struttura pensata dai cinesi Shi Yuqing, Hu Yifei, Zhang Juntong, Sheng Zifeng e He Yanan, raccoglierebbe campioni atmosferici regolarmente, per stivarli in una sorta di database. Pensatelo come un futuristico raccoglitore di dati, in grado di autosostentarsi grazie a turbine eoliche, e di svettare sopra alle caotiche città, di cui annuserebbe i prodotti volatili.

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Times Square 3015 è il nome evocativo di questo grattacielo (alto 1,7 km!) pensato per il centro della Grande Mela dai britannici Blake Freitas, Grace Chen e Alexi Kararavokiris. Fattorie verticali, boschi, scenari montuosi, spiagge, centri commerciali e uno stadio: immaginate uno spazio pubblico naturale o artificiale e probabilmente, questo palazzo lo prevede già. Ovviamente, sarebbero inclusi anche quartieri residenziali: non propriamente tranquilli, ma si fa quel che si può.
Guarda anche New York vista dall'alto dei suoi grattacieli

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Di tutti i progetti presentati, Exploring Arctic uno dei pochi che preveda un grattacielo orizzontale. L'idea degli architetti russi Nikolay Zaytsev e Elizaveta Lopatina è di rivitalizzare la città portuale di Dikson, nell'Artico russo siberiano, con un edificio che incorpori tutte le funzioni di un porto, offrendo al contempo sistemazione per i lavoratori portuali e producendo energia pulita dal vento e dalle maree.

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Un progetto che combatta la desertificazione tutelando (o rovinando, a seconda di come la si pensi) le Piramidi di Giza. Bio-Pyramid, degli architetti USA David Sepulveda, Wagdy Moussa, Ishaan Kumar, Wesley Townsend, Colin Joyce, Arianna Armelli e Salvador Juarez, propone di coprire con una macropiramide trasparente la necropoli egizia, in una sorta di piramide moderna che incorpori vegetazione e cascate, offrendo ai visitatori un'oasi verde in cui muoversi durante i loro tour. Una nuova teoria su come gli Egizi costuirono le piramidi

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Tra gli scopi dell'architettura del futuro c'è quello di far tornare a vivere scenari urbani caratterizzati dalla desolazione. Unexpected Aurora in Chernobyl, dei cinesi Zhang Zehua, Song Qiang, Liu Yameng, è il progetto di un grattacielo trasparente che possa purificare la città ucraina colpita dal più grave disastro nucleare di sempre. Le radiazioni sarebbero trasformate in spettacoli luminosi, a beneficio di non si sa bene quali spettatori. Le foto surreali di 17 luoghi abbandonati: guarda

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Un progetto per riutilizzare le colline calcaree che vengono sventrate dalle operazioni di scavo delle miniere. Limestone Skyscrapers, un'idea degli architetti malesi Jethro Koi Lik Wai e Quah Zheng Wei, prevede la costruzione, nei buchi rimasti nelle alture, di grattacieli trasparenti completamente immersi nel paesaggio, ricavati con materiali costruttivi minerari estratti in loco, come marmo e travertino. Le costruzioni aiuterebbero a prevenire i fenomeni erosivi e disastri naturali come alluvioni e frane.

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Più che un grattacielo, Cloud Capture, dei coreani Taehan Kim, Seoung Ji Lee e Yujin Ha, è un incrocio tra un gigantesco ombrello e una mongolfiera: lasciato libero di volare, catturerebbe le nuvole gonfie di umidità dalle regioni in cui l'acqua è abbondante, per rilasciarle, dopo un viaggio nei cieli, nelle aree toccate da siccità, sotto forma di pioggia.

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Un'altra arca di Noè, ma supertecnologica: la Torre dei Rifugiati, dell'architetto cinese Qidan Chen, saprebbe produrre da sola le risorse necessarie alla vita: otterrebbe acqua e aria pulita da particolari operazioni di filtraggio, e trasformerebbe la luce solare in energia per operare in totale autonomia.

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Vernacular Sky-Terrace è un sistema di terrazze panoramiche orizzontali pensato per sorgere sopra al cuore di Kuala Lumpur, Malesia. Un'idea dello studio malese KHZNH, prevede di sviluppare spazi abitativi, residenziali e commerciali, insieme ad aree verdi e belvedere panoramici, senza intaccare il tessuto urbano sottostante.

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Strutture verticali che permettano uno sviluppo urbano senza nuova occupazione di suolo, e capaci di compiere reazioni di fotosintesi artificiale: Reversal Strategy è un progetto italiano, di Luigi Bertazzoni e Paolo Giacomo Vasino. I designer hanno immaginato un contesto futuro in cui l'urbanizzazione verticale permetta di utilizzare il suolo un tempo occupato da edifici abitativi a scopi agricoli o per ricreare verde pubblico, relegando i trasporti a vie sotterranee e depurando l'aria inquinata delle città.

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Non tutti i grattacieli vengono per sostituire un habitat pregresso: Re-Generator Skyscraper, del designer statunitense Gabriel Munoz Moreno, vorrebbe rigenerare l'habitat paludoso della città cinese Hangzhou, in continua crescita demografica. La costruzione è pensata come una serie di griglie trasparenti sospese sopra alle paludi cittadine, che consentano di ottenere spazi abitativi ed energia senza distruggere il prezioso ecosistema.

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Vertical Factories in New York è un progetto del designer inglese Stuart Beattie che mira a ricreare il tessuto industriale manifatturiero di Brooklyn in 21 torri situate al largo di Greenpoint, sull'East River. Ogni unità di questo arcipelago industriale conterrebbe 52-81 piccole fabbriche e darebbe lavoro a circa 1000 persone. Ascensori esterni permetterebbero di passare da un piano all'altro.

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Rivestire un moderno grattacielo di Manhattan con una superficie che mimi in tutto e per tutto la pelle di squalo (conosciuta per le sue proprietà di resistenza e durezza e per la precisione abrasiva). È l'idea alla base di Deep Skins, dei sudcoreani Yongsu Choung, Ge Zhang e Chuanjingwei Wang. Anche i pavimenti interni dell'edificio ricalcherebbero le caratteristiche biomimetiche dell'animale.

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Already There è un progetto di "iper-costruzione" pensato dall'architetto spagnolo Ramiro Chiriotti Alvarez per il distretto di Haizu nella città cinese di Guangzhou, ma potrebbe adattarsi anche ad altre metropoli sovrappopolate. Organizzato in blocchi simili a mattoncini del Lego, prevede la costruzione di spazi abitativi sviluppati in verticale, intervallati da ampie zone verdi e spazi pubblici all'aperto.

Che aspetto avranno le nostre città tra 20, 50, 100 anni? Per scoprirlo abbiamo due possibilità: aspettare, o sbirciare ogni anno le proposte del concorso architettonico specializzato in grattacieli: quello lanciato dal magazine eVolo. Dal 2006 l'eVolo Skyscraper Competition seleziona i migliori progetti verticali sostenibili, rivoluzionari per estetica, materiali, organizzazione spaziale e tecnologia.
Vi presentiamo i migliori di quest'anno, scelti tra 480 candidati. Qui il vincitore, dello studio polacco BOMP: Essence Skyscraper è una megastruttura organizzata per riproporre, in città, 11 diversi scenari naturali, dai ghiacciai alle paludi, dalle montagne ai fiumi, dalle cascate ai deserti, avvolti da un involucro esterno verticale simile alla facciata di un grattacielo convenzionale.