Architettura

Ecco la torre ziqqurat che sorgerà al World Trade Center

Svelati ufficialmente i disegni del progetto dell'edificio 2, che sorgerà sul sito delle Twin Towers devastate l'11 settembre 2001. È una torre a due facce che sarà pronta nel 2021.

Quattordici anni dopo l'attacco di Al Qaeda che rase al suolo le Twin Towers, l'architetto danese Bjarke Ingels ha svelato i disegni definitivi del secondo palazzo (2 World Trade Center) che sorgerà sul sito newyorkese accanto alla One World Trade Center già inaugurata.

Si tratta del quarto e definitivo progetto dell'archistar, che ospiterà gli uffici delle compagnie di Rupert Murdoch (Sky, Fox, 20th Century Fox) e altri studi creativi, trasformando quello che fu il Financial District in un polo dell'industria dei media.

Il piano prevede l'inaugurazione di questa quinta e ultima torre l'11 settembre 2021, a 20 anni esatti dalla tragedia che cambiò il mondo.


Il nuovo Wtc. L'edificio di Ingels sorgerà a est del One World Trade, l'edificio progettato da David Childs che è stato inaugurato lo scorso anno, alto 541 metri (il più alto della città, ovvero 1776 piedi, numero simbolico che ricorda l'anno della conquista dell'indipendenza degli Usa). Si inserisce nel Master Plan di ricostruzione del sito del Wtc messo a punto dall'architetto Daniel Libeskind, che prevede cinque torri iconiche (numerate 1, 2, 3, 4, 7), il Museo 9/11, la Memorial Plaza, più un'altra serie di edifici destinati allo shopping e aree verdi, su un totale di 16 acri.

La mappa del nuovo World Trade Center. In giallo i cinque grattacieli: One World Trade Center, 2 World Trade Center, 3 World Trade Center, 4 World Trade Center, 7 World Trade Center.


Gli edifici numero 4 e 7 sono già stati costruiti, il 3 dovrebbe venire inaugurato nel 2018, mentre questo 'numero 2' come detto dovrebbe essere battezzato entro il 2021.

Il dilemma. Come gli altri architetti coinvolti nella ricostruzione del Wtc, Ingels ha dovuto affrontare un grande e inevitabile dilemma etico-professionale: costruire altri grattacieli iconici rispettando la tradizione di quel lotto di terreno e lo skyline di New York oppure cambiare rotta, nel rispetto dei 3 mila morti causati proprio dal crollo delle Torri Gemelle?

L'architetto danese (dello studio Big) ha seguito il suo istinto e ha cercato di andare oltre proponendo un progetto ambizioso (nome in codice Project Gotham) che cerca di risolvere il dilemma abbracciando entrambe le soluzioni.

Il palazzo dai due volti. Di recente l'archistar danese aveva dichiarato: «L'architettura può essere la soluzione a un puzzle che sembra irrisolvibile ». La sua costruzione guarda la World Trade Center’s Memorial Plaza da nord-est e, se osservata dalla piazza si mostrerà come una torre slanciata e piuttosto tradizionale, quasi austera, che dà le spalle all'edificio 1.

Vista invece da nord, dalle parti del quartiere Tribeca, si potrà invece ammirarne una faccia completamente diversa: una sorta di ziqqurat (la piramide terrazzata che risale alla civiltà mesopotamica), che è anche un omaggio a certi edifici dell'età del Jazz degli anni '20 e '30 del Novecento.

Avrà 80 piani e raggiungerà i 408 metri d'altezza (oggi sarebbe il terzo edificio più alto di New York).

Ingels spiega così: «Abbiamo cercato di incorporare questa dualità: da una parte il rispetto e la continuità verso il Memorial, dall'altra abbiamo puntato a rivitalizzare downtown Manhattan e renderla un bel posto in cui vivere e lavorare ».


Come il Lego? Ingels, che forse ha preso ispirazione dai blocchi di Lego (l'azienda è danese come lui), ha concepito il 2 World Trade con 7 blocchi sovrapposti, 7 palazzine di circa 12 piani l'una montate una sull'altra in modo 'sfalsato' proprio come nel gioco dei mattoncini. La superficie esterna è in vetro riflettente e le terrazze ospitano giardini. Il palazzo è posizionato in modo da non ostacolare la veduta che si spinge fino alla cattedrale di St. Patrick, nel rispetto del Master Plan di Libeskind.

Dalla finanza alla creatività. I primi due piani del 2 World Trace verranno occupati dagli uffici delle compagnie media di Murdoch, la 21st Century Fox e la News Corp, mentre gli altri blocchi verranno affittati ad agenzie pubblicitarie, case di design e studi creativi. Con l'edificio 1 occupato dall'editore Condè Nast, il 3 dal media center Group M e il 7 da agenzie di comunicazione si realizza il piano dell'amministrazione newyorkese di cambiare l'identità dell'area, trasformandola da Financial District a polo della creatività e dei media.

Risultava impossibile costruire un campus come quello di Google a cui Ingels sta lavorando in California, ma l'architetto danese ha attinto ai principi dei campus tech della Silicon Valley, con spazi di lavoro integrati e aree verdi. Qui sotto un video (in inglese) che illustre il progetto.


11 giugno 2015 Martino De Mori
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