Architettura

C’era una volta l’aria condizionata: come gli antichi combattevano il caldo (senza consumi)

Il caldo torrido di questi giorni ci costringe a confrontarci con gli alti consumi dell'aria condizionata: ecco una serie di tecniche, "rubate" all'architettura tradizionale per raffrescare in modo sostenibile le nostre case.

Il rialzo delle temperature di questi giorni ci mette di fronte a un fatto: in futuro l'esigenza di rendere più fresche le nostre case, gli uffici e i negozi sarà una nuova emergenza da affrontare. Una situazione che saremo costretti a fronteggiare sempre più spesso a causa dei cambiamenti climatici in atto.

I condizionatori, si sa, non potranno essere una soluzione a lungo termine: non solo hanno il difetto di consumare energia, ma anche quello di scaldare l'aria esterna. La bioedilizia, però, negli ultimi cinquant'anni si è sviluppata facendo passi da gigante, rubando anche alcuni "trucchi" ai nostri antenati per progettare sistemi d'isolamento termico sempre più efficienti e sostenibili (cioè con più efficienza e minori danni per l'ambiente). Vediamo, allora, come nell'antichità, caldo e afa si sconfiggevano a impatto zero.

Un miraggio nel deserto. Nella Persia del 3000 a.C., attuale Iran, ci si difendeva dalla calura con le Torri del vento (chiamate bagdir). Gli architetti dell'epoca avevano progettato alte torri sopra gli edifici, in grado di convogliare aria fresca dall'esterno nelle ore notturne e asportare l'aria calda durante il giorno. L'uso di vasche d'acqua, poste sotto la struttura, contribuiva a umidificare e raffreddare l'aria.

Anche nei villaggi della Palestina il caldo torrido si sconfiggeva grazie all'acqua, ma con un sistema di refrigerazione posto all'interno. Ogni stanza, infatti, era dotata di una jarrah, ovvero un contenitore per l'acqua in terracotta che pendeva dal soffitto. L'aria calda favoriva l'evaporazione dell'acqua, che in questo modo raffreddava e umidificava l'ambiente circostante.

Ieri come oggi. Anche Nave, un progetto realizzato nel 2022 dalla designer israeliana Yael Issacharov è ispirato alla jarrah. Si tratta di un pannello che funziona in modo semplice: si versa dell'acqua al suo interno, il liquido viaggia nei tubi cavi attraverso le pareti porose di terracotta. Mentre lo fa, evapora gradualmente e si trasforma in vapore acqueo, una reazione che assorbe il calore dall'aria circostante, raffreddando la terracotta, l'acqua e l'ambiente circostante. Il tutto senza elettricità o emissioni. La tecnologia è stata sperimentata anche nel raffreddamento delle stazioni della metropolitana.

Aria condizionata - Nave
Nave, parete di terracotta, ispirata a un antico metodo di raffrescamento palestinese. © Yael Issacharov

Fresca come l'acqua. Il concetto che accomunava molti dei sistemi antichi di raffrescamento era quello di sfruttare la frescura proveniente dal terreno attraverso ambienti seminterrati dove c'era la presenza di acqua. Come succedeva nel criptoportico progettato nelle dimore dell'antica Roma. Si trattava di un corridoio, del tutto o in parte interrato, spesso dotato di una volta a botte e piccole aperture.

Il fresco, in questo caso, risaliva lungo le pareti e la circolazione d'aria era garantita da finestrelle.

Secoli dopo, l'architetto rinascimentale Andrea Palladio (1508-1580) descrisse un ingegnoso sistema usato a Villa Trento, presso Vicenza. Intorno al 1560 la residenza fu collegata alle fresche grotte di raccolta dell'acqua piovana da un sistema di cunicoli, un labirinto sotterraneo descritto da Palladio come un "carcere dei venti", che portavano l'aria (a 12 gradi tutto l'anno) nelle cantine, da dove poi risaliva da griglie in pietra aperte nel pavimento e rosoni posti nelle varie sale.

Aria condizionata - Villa Trento Vicenza
Villa Trento (Vicenza), costruita da Andrea Palladio. © FEDELE FERRARA / Shutterstock

Bioedilizia ante litteram. Tra il XVI e il XVIII secolo le ricche famiglie siciliane facevano costruire, sotto le loro dimore, grotte scavate nella roccia, a pianta quadrata o circolare con sedili intagliati nella roccia. Attraverso una scala interna si raggiungeva un criptoportico (passaggio nascosto) che conduceva alle "stanze dello scirocco": camere interrate fresche e arieggiate, inventate probabilmente dagli Arabi, dove rifugiarsi quando soffiava il caldo vento da sud-est.

I sistemi di raffrescamento naturale in uso nelle ville siciliane del Settecento erano ispirati a una serie di geniali sistemi di aerazione, ideati anche per la residenza normanna della Zisa (dall'arabo "la Splendida"), un sontuoso palazzo che sorge alle porte di Palermo, la cui costruzione risale al 1165. Il sistema di vasche, le grandi aperture disposte in favore della brezza marina che creavano correnti d'aria, vari sbocchi sul giardino e un sistema di aerazione ne hanno fatto un caso di bioarchitettura ante litteram, tuttora valido.

Aria condizionata - Palazzo Zisa
Portico della Zisa: la brezza marina da qui veniva convogliata in tutto il palazzo. © Andreas Zerndl / Shutterstock

Raffrescamento passivo. C'è un altro sistema per isolare le abitazioni dal calore, che sembra fin troppo facile ma è estremamente efficace: i tetti dipinti di bianco. Usati fin dai tempi dell'antica Grecia, che si trovano ancora oggi nella maggior parte delle abitazioni delle isole del Mediterraneo, potrebbero aiutare a risolvere il problema del riscaldamento globale.

Il colore bianco, infatti, ha la capacità di abbassare le temperature interne ed esterne, perché riflette la luce solare, riducendo il calore in entrata e respinge i raggi. Hashem Akbari (1949), professore di ingegneria civile alla Concordia University di Montreal (Canada), specializzato nello studio di materiali ecosostenibili, già nel 2009 proponeva alle Nazioni Unite di dipingere i tetti delle grandi città di bianco per combattere il riscaldamento globale. Il professore, con lo staff del Lawrence Berkeley National Laboratory della California, infatti, ha calcolato che dipingendo un tetto di circa 90 mq di bianco si diminuisce l'immissione in ambiente di 10 tonnellate di CO2.

27 giugno 2023 Paola Panigas
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