Perché sbadigliamo? | Elisabetta Palagi

Noia, stanchezza, imitazione? Vi siete mai chiesti perché sbadigliamo? Lo sbadiglio si studia da secoli, ma solo oggi si comincia a capire a che cosa serve. Nell'uomo come negli altri animali.

Innanzitutto, non spaventatevi: se mentre vedrete il video qui sopra vi verrà più volte da sbadigliare, è perfettamente normale. Non state crollando dal sonno e (almeno speriamo) non è perché il video sia incredibilmente noioso. È tutta colpa della caratteristica più "strana" dello sbadiglio, quella che lo rende più misterioso: spalancare la bocca e contrarre i muscoli proprio in quel modo è contagioso perché è un segnale sociale. Che la scienza sta ancora studiando.

ISTINTO INSOPPRIMIBILE. E non si sbadiglia solo "per contagio". Lo facciamo anche quando siamo completamente soli: per sonno, per noia, per fame... Non a caso gli studiosi distinguono due tipi di sbadiglio, quello fisiologico che segnala un'esigenza del nostro corpo (il sonno o la fame appunto), e quello psicologico dettato dalla noia o dall'imitazione di qualcuno che sbadiglia. Una spinta così forte che non serve osservare bene una bocca che si spalanca per essere portati a fare lo stesso. Le ricerche hanno dimostrato che basta vedere uno sbadigliatore di profilo e perfino solo "ascoltarlo" per essere indotti a imitarlo, non importa se tiene la mano davanti alle labbra. È stato addirittura provato che si ottengono più sbadigli leggendo un testo che parla di sbadiglio rispetto a uno che parla di singhiozzi (che invece non fa singhiozzare!). I

nsomma, persino la parola "sbadiglio" ha un potere… sbadigliogeno. E anche se non è l'unico segnale che ci capita di imitare da altre persone (succede di canticchiare la stessa melodia, grattarsi la fronte o il naso, toccarsi i capelli come chi ci sta di fronte) è il più difficile da controllare.

Con Elisabetta Palagi, la più grande esperta italiana di sbadigli, andiamo alla scoperta di un riflesso che ci accumuna con molti animali, che stiamo studiando da secoli, ma di cui abbiamo soltanto iniziato a capire meccanismi, cause e significati.

Elisabetta Palagi è professore associato presso il Dipartimento di Biologia dell'Università di Pisa. Ha una laurea in biologia e un dottorato di ricerca in Biologia Evoluzionistica.

Il focus dei suoi studi è il comportamento sociale e le basi cognitive ad esso associate. Ha dimostrato il riconoscimento individuale su base olfattiva nei lemuri e studiato in modo esteso le funzioni adattative del gioco, del comportamento sessuale e post-conflittuale e le abilità empatiche in numerose specie di animali, uomo incluso.

Al di fuori dell'ordine dei primati, Palagi ha in atto progetti di ricerca che vedono come oggetto di studio altre specie sociali come cani, lupi, leoni, iene, suricati, cavalli e leoni marini.

Le sue 132 pubblicazioni su riviste ad alto fattore d'impatto abbracciano discipline come la sociobiologia, la psicologia comparata e l'antropologia. Ha diretto per tre anni, insieme a colleghi canadesi e americani, un gruppo di ricerca internazionale sul comportamento di gioco all'Università del Tennessee.

Nel 2020 ha ricevuto il prestigioso premio dall'Animal Behavior Society (USA) per i risultati raggiunti nello studio del comportamento dell'uomo e degli altri animali.

9 agosto 2022 Focus.it
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