Spazio

I vulcani del satellite Io visti all’infrarosso

La sonda Juno della Nasa ha fotografato il satellite Io. Ha scovato oltre 60 punti caldi, alcuni dei quali caratterizzati da vulcani attivi. Una situazione dovuta a un "tira e molla" gravitazionale.

Dopo le straordinarie immagini che ci mostrano Giove e il suo Polo Nord tempestato di cicloni, arrivano ancora fotografie da Jiram, lo strumento italiano installato a bordo della sonda della Nasa Juno, che dal 2016 si trova in orbita attorno al pianeta per studiarlo. Stavolta il protagonista è Io, un satellite di Giove, catturato in un momento in cui si trovava in una posizione favorevole rispetto alla macchina fotografica che riprende in luce infrarossa. Nella foto si vedono punti gialli, oltre 60, che rappresentano aree molto calde: qui si trovano vulcani attivi che, in alcuni casi, hanno creato anche laghi di lava.

Nella parte bassa, sulla destra, del satellite Io di Giove si può vedere l'eruzione di un vulcano.

Vulcani attivi. Il satellite Io, infatti, possiede più di 400 vulcani, dei quali circa 130 attivi. A causa della ridotta forza di gravità del satellite, le loro eruzioni creano fontane di lava alte anche centinaia di chilometri.

La maggior parte delle eruzioni vulcaniche emettono lave basaltiche, simili a quelle terrestri, ma alcune sono costituite da anidride solforosa e zolfo che creano paesaggi davvero unici.

Non è la prima volta che il satellite Io viene fotografato da vicino. La prima volta accadde negli anni Settanta: fu immortalato dalla sonda Voyager 1, che in quell'occasione "visitò" Giove e Saturno.

Io come fotografato dalla sonda Voyager 1. Le aree gialle indicano eruzioni con materiale ricco di anidride solforosa o zolfo.

Strattonato da Giove. Io si trova a una distanza di oltre 600 milioni di chilometri dal Sole e la sua attività vulcanica è da imputare all'alternarsi delle fasi cui Giove fa valere la sua immensa forza di gravità (cioè quando, nella sua orbita, Io gli passa vicino) e quelle in cui il pianeta allenta la presa (ovvero quando Io si trova nel punto più lontano). Questo “tira e molla” crea all'interno del satellite forti attriti, che lo riscaldano al punto da produrre lave che poi salgono in superficie con temperature anche di 1.300 °C, superiori a quelle terrestri.

17 aprile 2018 Luigi Bignami
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