Virgin Galactic torna a volare

La nuova versione della SpaceShipTwo ha affrontato con successo il test inaugurale: a due anni dal tragico incidente nel Mojave, la compagnia riprende la corsa al turismo spaziale.

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La SpaceShipTwo "Unity" agganciata sotto la pancia della navicella madre.|Virgin Galactic

Il 31 ottobre 2014, la SpaceShipTwo "Enterprise" di Virgin Galactic si disintegrò in aria durante un test di volo nel deserto del Mojave, in California, causando la morte di un pilota e il ferimento del suo vice.

 

L'incidente - dovuto a un errore umano - decretò una pausa nell'avanzata di Richard Branson verso il turismo spaziale privato, uno stop durato fino a pochi giorni fa.

 

L'8 settembre 2016, la navicella madre WhiteKnightTwo ha sollevato in volo una nuova versione della SpaceShipTwo, ribattezzata "Unity", fino a oltre 15 mila metri di quota, in un lungo battesimo dell'aria per testare la resistenza del velivolo alle basse temperature.

 

 

Unite (per ora). Il test, riassunto nel video qui sopra, è durato 3 ore e 43 minuti, durante i quali Unity non si è mai staccata dall'aereo "base", diversamente da quanto dovrà fare in futuro: una volta in quota, la SpaceShipTwo è progettata per sganciarsi dalla navicella madre e decollare a sua volta per un volo suborbitale (in un lancio che non ha quindi bisogno di razzi).

 

successo. Branson ha commentato soddisfatto la performance, sottolineando che il nuovo velivolo è il primo prodotto interamente dalla sua compagnia - la SpaceShipTwo coinvolta nell'incidente era stata realizzata insieme alla Scaled Composites, un'altra azienda aerospaziale privata statunitense.

 

Il business. Una volta operativa la navicella dovrebbe far sperimentare alcuni minuti di microgravità a sei turisti disposti a spendere 250 mila dollari (223 mila euro) ciascuno per una breve esperienza da astronauti. Ma ancora non c'è una data: prima occorrerà che lo spazioplano superi alcune rigide procedure di verifica.

 

rivali. Intanto la Blue Origin di Jeff Bezos guadagna terreno sulle "disgrazie" della concorrenza (Space X). Il prossimo mese dovrebbe effettuare un test di in-flight escape (o launch abort system: una procedura per mettere in salvo capsula e passeggeri in caso di esplosione del booster) che potrebbe distruggere il razzo New Shepard, protagonista già di quattro voli e altrettanti rientri di successo.

 

Inoltre Blue Origin ha presentato il progetto di un nuovo razzo lanciatore, New Glenn, che dovrebbe effettuare il suo primo volo entro la fine del 2019.

La concorrenza spaziale si fa più dura. I lanciatori di Esa, Roscosmos, Nasa, Space X confrontati con il nuovo razzo di Blue Origin, il New Glenn. C'è anche il Saturno V, il lanciatore delle missioni Apollo. | Blue Orign

New Glenn prende il nome da John Gleen, il primo americano ad andare in orbita. È un razzo riutilizzabile in due versioni, a 2 stadi e a 3 stadi alti rispettivamente 82 e 95 metri, pensato per portare in orbita satelliti ed equipaggi umani.

 

Il New Glenn a 3 stadi, inoltre, sarà in grado di mettere in orbita veicoli che possano superare l'orbita terrestre e potenzialmente raggiungere la Luna o Marte.

 

 

13 Settembre 2016 | Elisabetta Intini