Spazio

Una sonda vicino al Sole: nel 2018 la nuova impresa della Nasa

La Nasa presenta una missione fantascientifica: portare una sonda a 6 milioni di chilometri dal Sole, per studiare (scoprire) i misteri della nostra stella.

Pur essendo la nostra stella, il Sole ha per noi ancora molti segreti: conosciamo poco delle esplosioni (brillamenti, flaire...) che spesso avvengono sulla sua superficie, e che possono interferire con le nostre tecnologie di comunicazione ed essere un serio problema per i voli interplanetari; conosciamo ancora meno di quel che avviene al suo interno, dove elevate pressioni e temperature trasformano l’idrogeno in elio regalandoci energia e calore da 4 miliardi e mezzo di anni; ancora meno sappiamo della sua corona, la zona più esterna del Sole, che si estende per milioni di chilometri nello spazio: composta da plasma, ossia da idrogeno privato del suo unico elettrone, raggiunge temperature di milioni di gradi centigradi, mentre sulla superficie le temperature non superano i 5.500 °C... (un fenomeno paradossale che non ha una spiegazione condivisa).

Il lungo viaggio della Solar Probe Plus.

Uno scudo in carbonio. Questi enigmi - che ci toccano molto da vicino - potrebbero trovare una soluzione quando la Nasa, il prossimo anno lancerà una missione spaziale che rasenta la fantascienza: portare una sonda a soli 6 milioni di chilometri dal Sole.

Sembra molto per le distanza a cui siamo abituati, ma a quella distanza l'SPP, il Solar Probe Plus (il nome della sonda), navigherà in un oceano di caldo, nell’ordine dei 1400 gradi centigradi.

Lo scudo termico, sul fronte della sonda.

Lanciata da un Delta IV Heavy (al momento il più potente razzo della Nasa), SPP partirà nell’agosto del 2018 e, dopo circumnavigato Venere sette volte per acquistare velocità e mettersi nella giusta traiettoria, schizzerà verso il Sole, raggiungerà il punto di massimo avvicinamento nel 2024 e, da programma, sorvolerà la nostra stella 24 volte.

A bordo, gli strumenti studieranno il campo magnetico solare - che sembra essere la causa prima di tutti i fenomeni che avvengono in superficie.

In quell'oceano di caldo infernale, gli strumenti sopravviveranno grazie a speciali liquidi di raffreddamento che circoleranno dietro un altrettanto speciale scudo termico, fatto da 11,5 centimetri di spessore di carbonio: da poco terminato, è adesso sottoposto alle prove di resistenza che dovrà incontrare durante il viaggio.

31 maggio 2017 Luigi Bignami
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