Venere è un pianeta misterioso. La sua superficie ci è nascosta dalla densa atmosfera di anidride carbonica (97% di CO2) e dalle nubi che lo avvolgono. La temperatura al suolo raggiunge i 470 °C con una pressione 90 volte superiore a quella che si ha sulla Terra al livello del mare. La sua atmosfera ruota molto più velocemente del pianeta stesso: la parte superiore della copertura di nubi viaggia a oltre 400 km/h (che si riducono a 4-5 km/h al suolo, per via dell'enorme pressione) e fa un giro dell'intero pianeta in poco più di 4 giorni, mentre il pianeta ruota su se stesso in 243 giorni.
Anche di quel che si riesce a vedere dall'esterno, ossia la sua atmosfera, ci sono ancora molti misteri insoluti. In questi giorni alcune novità arrivano dalla sonda giapponese Akatsuki, attorno a Venere proprio per studiarne l'atmosfera e le nubi. Nel corso dell'European Planetary Science Congress (Ginevra, 15-20 settembre 2019) alcuni ricercatori del gruppo di lavoro della JAXA (l'Agenzia spaziale giapponese) hanno mostrato che i venti di Venere sono caratterizzati da una sorprendete varietà di velocità tra un anno e l'altro, così come tra i due emisferi, e che le nubi, di notte, tendono a convergere verso l'equatore: fenomeni inattesi e al momento senza spiegazioni.
Al meeting è stata illustrata una prima ipotesi per spiegare perché l'atmosfera di Venere ruoti più velocemente del pianeta: «La super-rotazione è molto pronunciata sulla parte alta delle nuvole, cambia notevolmente nel corso del tempo ed è diversa tra i due emisferi», spiega Masato Nakamura, responsabile della sonda Akatsuki: «l'asimmetria potrebbe essere legata a una sostanza chimica non ancora identificata, presente nell'atmosfera, che assorbe fortemente la radiazione ultravioletta del Sole». Gli scompensi elettromagnetici e termodinamici dovuti alla variabilità nella distribuzione di questa sostanza potrebbero essere causa dell'asimmetria e della super-rotazione dell'atmosfera di Venere.
C'era vita? Nel corso del convegno un gruppo di ricercatori ha avanzato l'ipotesi che Venere, in tempi lontani, possa avere avuto temperature compatibili con la presenza di acqua liquida, forse addirittura per tre miliardi di anni (un tempo più che sufficiente allo sviluppo di forme di vita), finché un ignoto evento catastrofico, circa 700 milioni di anni fa, lo trasformò rapidamente in ciò che vediamo oggi. Per Michael Way, del Goddard Institute of Space Studies, sulla base di modelli climatici elaborati grazie all'uso di super computer, «Venere può aver avuto un clima stabile per miliardi di anni, con temperature comprese tra 20 e 45 °C».
La catastrofe presa in considerazione da questi modelli potrebbe essere stata innescata da un processo di resurfacing, ossia di totale rinnovamento della crosta venusiana: una specie di tettonica delle zolle avvenuta in tempi molto rapidi che avrebbe rivoltato l'intera crosta del pianeta, liberando immani quantità di anidride carbonica e dando a Venere il suo aspetto attuale.