Venere è sempre più pigro

Su Venere, il pianeta considerato il “gemello bollente” della Terra, il giorno sembra essersi allungato di ben 6 minuti e mezzo in poco più di 20 anni. E'...

Su Venere, il pianeta considerato il “gemello bollente” della Terra, il giorno sembra essersi allungato di ben 6 minuti e mezzo in poco più di 20 anni. E' questo il sorprendente risultato ottenuto dal confronto dei dati radar raccolti dalla sonda Magellan con quelli dello spettrometro ad immagini italiano VIRTIS (Visible InfraRed and Thermal Imaging Spectrometer) a bordo della sonda Venus Express dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA).

Rappresentazione artistica della sonda europea Venus Express con sullo sfondo Venere. (ESA)

Venere ruota attorno al proprio asse in 243 giorni terrestri (per l’esattezza 243,0185 giorni) un valore molto basso, che corrisponde a 1,81 m/s all’equatore, contro i 463  m/s della Terra. La ragione di questa estrema lentezza, se si confrontano i periodi di rotazione degli altri pianeti, è tutt’altro che chiara. Adesso, grazie alle analisi delle immagini raccolte dalla sonda della NASA, Magellan, e di quella europea Venus Express, sembra che la già lenta velocità di rotazione di Venere stia ulteriormente diminuendo. Utilizzando VIRTIS, infatti, Venus Express è in grado di studiare la superficie di Venere nonostante la densa atmosfera e lo spesso strato di nubi che la ricopre. Il confronto tra i dati ottenuti dal radar ad apertura sintetica (SAR) della Magellan e quelli ottenuti da VIRTIS mostra come per Venere il primato di pianeta con la rotazione più lenta si stia ulteriormente consolidando: almeno negli ultimi 20 anni, infatti, la sua velocità di rotazione è diminuita, facendo allungare la durata del giorno venusiano di circa 6,5 minuti. Grazie alla precisione delle immagini fornite da VIRTIS, che con il canale dell’infrarosso termico è riuscito a penetrare la fitta coltre di nubi e la densa atmosfera venusiana, sono state identificate le stesse strutture sulla superficie del pianeta che in precedenza erano state riprese dal radar della sonda Magellan. Ma, con grande sorpresa, non si trovano nei punti dove vi aspettavamo di trovarle sulla base di quello che è il valore della velocità di rotazione di Venere attualmente accettato, bensì ad una distanza di oltre 20 km. In altre parole, le morfologie superficiali identificate nelle immagini di Venus Express dopo circa 20 anni possono essere sovrapposte alle stesse presenti nelle immagini di Magellan solo se la lunghezza del giorno venusiano è maggiore di 6,5 minuti rispetto a quella misurata con estrema precisione (243,0185 giorni terrestri) dalla sonda della NASA.

A sinistra, immagine dell’emisfero nord di Venere ottenuta con i dati radar della sonda della NASA Magellan. A destra, lo stesso emisfero in un’immagine ottenuta con i dati infrarossi della sonda europea Venus Express. Le morfologie superficiali riprese da quest’ultima sonda dopo circa 16 anni possono essere sovrapposte alle stesse presenti nelle immagini di Magellan solo se la lunghezza del giorno venusiano è maggiore di 6,5 minuti rispetto a quella misurata con estrema precisione (243,0185 giorni terrestri) dalla sonda della NASA. (NASA/JPL/Magellan/P. Ford/ESA/Venus Express/P. Drossart/G. Piccioni)

L’indiziato numero uno quale responsabile di questo inatteso fenomeno è la spessa atmosfera venusiana, circa 90 volte più densa di quella della Terra. Moti ondulatori che si propagano sulla superficie del pianeta da questa enorme massa di gas - in gran parte composta di anidride carbonica e acido solforico - con venti che spirano continuamente a velocità anche superiori ai 400 km/h potrebbero creare degli effetti di attrito in grado di rallentare la rotazione del pianeta, proprio come osservato.  Queste dettagliate misure dall’orbita potranno aiutare a stabilire se Venere ha un nucleo liquido, come quello della Terra, oppure solido, e di conseguenza a capire come si è formato ed evoluto. Se il pianeta avesse un nucleo solido, infatti, la sua massa dovrebbe essere più concentrata verso le regioni centrali e, in questo caso, il suo stato di rotazione dovrebbe reagire meno alle forze di frizione esterne indotte da fortissimi venti presenti nella sua ultradensa atmosfera. Potrebbe comunque trattarsi di variazioni non sistematiche su tempi scala brevi, se paragonati alla lunghezza del giorno venusiano, e quindi mediarsi su tempi scala più lunghi. D’altra parte, dei recenti modelli dell’atmosfera di Venere hanno mostrato che il pianeta potrebbe essere soggetto a cicli meteorologici della durata di decenni che sarebbero responsabili delle variazioni osservate. Ma potrebbero esserci al lavoro anche altri subdoli effetti, come ad esempio scambi di momento angolare tra Venere e la Terra, quando i due pianeti si trovano alla minima distanza tra di loro. Una misura accurata del periodo di rotazione di Venere sarà di grande aiuto nel pianificare future missioni spaziali, poiché per selezionare e raggiungere con precisione potenziali siti di atterraggio sarà necessario conoscere questo parametro con estrema precisione.
13 Febbraio 2012 | Mario Di Martino