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Valkyrie, l'astronauta robot della NASA che ci precederà su Marte

La NASA ha presentato ufficialmente Valkyrie, la prima astronauta robot che potrebbe precedere l'uomo su Marte per prepararne lo sbarco.

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Valkyrie è il più evoluto robot astronauta della NASA. Potrebbe preparare l'arrivo dell'uomo su Marte. | Northeastern University

Nonostante le misure non siano proprio quelle di un'atleta al top della condizione fisica - 1,90 di altezza per 125 kg di peso - Valkyrie potrebbe essere la prima di una nuova generazione di astronauti robot destinati all’esplorazione dello spazio profondo e alla colonizzazione di Marte.

 


È stata presentata (le fattezze ricordano quelle di una robottina) per la prima volta al pubblico qualche giorno fa in uno spazio espositivo appositamente allestito in un grattacielo dell’East Village, a New York.

 


Pesante ma agile. Si tratta di uno dei più sofisticati robot realizzati fino a oggi dalla NASA: a differenza dei suoi predecessori è in grado di muovere quasi senza limiti le quattro dita delle mani e gode di un’ottima autonomia di braccia, testa e arti inferiori che possono compiere 44 movimenti diversi.

 

È in grado di interagire con gli esseri umani e di aiutarli a svolgere compiti specifici. Valkyrie è inoltre dotata di due telecamere e di diversi sensori che gli consentono di muoversi nell’ambiente e di vedere che cosa succede. È stata progettata e realizzata dagli ingegneri della NASA in collaborazione con gli scienziati della Northeastern University, che hanno voluto mettere a punto un robot resistente e facile da riparare: in caso di guasto o rottura gli arti e le componenti principali possono infatti essere sostituite in pochi minuti.

 

Alla conquista di Marte? Obiettivo dei ricercatori è quello di renderla sufficientemente autonoma da poter sbarcare su Marte per preparare l’arrivo degli astronauti umani.

Per fare questo dovrà essere in grado di uscire da una navicella spaziale, aprire e chiudere sportelli, scaricare materiale, manipolare e utilizzare attrezzi specifici.

 

13 giugno 2016 | Rebecca Mantovani