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Un’esplosione solare da record

15 febbraio 2011: una delle più potenti esplosione solari (flare) mai osservate, innescata dall’interazione fra 5 macchie solari.

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L'unione di due osservazioni effettuate l'8 gennaio 2002 da due strumenti di SOHO: una mostra il Sole, l'altra l'atmosfera solare. La sonda orbita a 1,5 milioni di km dalla Terra, intorno al punto lagrangiano L1, mantenendo così una posizione costante relativamente a Terra e Sole. | SOHO/Nasa/Esa

Una delle più potenti esplosione solari (flare) finora osservate è stata innescata dall’interazione fra 5 macchie solari rotanti.

 

L’evento ha avuto luogo lo scorso 15 febbraio, quando sulla superficie solare si è verificato il flare più energetico mai registrato negli ultimi 5 anni ed il primo dell’attuale ciclo solare ad essere stato classificato di tipo X. Questo livello è il massimo della scala in cui viene classificata la potenza di questi violentissimi eventi che, talvolta, specialmente durante le fasi di attività del ciclo undecennale, caratterizzano la superficie del Sole.

 


Le macchie solari sono associate al campo magnetico della nostra stella, il quale dalle regioni interne si spinge sino alla sua superficie e alla sua atmosfera. Questo fenomeno perturba il trasposto verso la superficie (fotosfera) dell’energia prodotta nel nucleo del Sole dalle reazioni termonucleari dell’idrogeno, ragion per cui la zona interessata al fenomeno risulta più "fredda" (circa 5.000 gradi rispetto ai quasi 6.000 delle zone non perturbate) e appare quindi più scura rispetto alle regioni circostanti non perturbate dal campo magnetico.

 


Le macchie solari sono connesse tra di loro da linee di forza del campo magnetico che, quando si rompono, rilasciano improvvisamente l’energia immagazzinata. Nel caso in oggetto le 5 macchie solari erano rotanti ed è stato questo moto che ha “attorcigliato” le linee di forza che le connettevano causando la loro rottura.

 


Quando si verificano queste esplosioni solari, in genere, vengono emessi nello spazio interplanetario degli intensi flussi di particelle cariche (Coronal Mass Ejection - CME), che, se dirette verso la Terra, possono causare seri problemi alle strumentazioni elettroniche dei satelliti artificiali ed anche alla distribuzione della corrente elettrica. L’aspetto positivo di eventi del genere è la produzione di meravigliose aurore polari che, nei casi di CME di grande portata, possono essere visibili anche a latitudini intermedie.



Questo filmato, basato sulle immagini raccolte dall’osservatorio spaziale Solar Dynamics Observatory (SDO), mostra la dinamica dell’atmosfera solare durante circa 6 giorni. Nel riquadro a destra è riportato l’ingrandimento della regione di maggiore attività. Le macchie solari appaiono emergere e ruotare in maniera relativamente veloce, per poi dare origine a dei rapidi brillamenti (flare).


Tutte e 5 le macchie durante il periodo di osservazione hanno compiuto una rotazione compresa tra 50 e 130 gradi, alcune in senso orario altre in senso antiorario. Le macchie rotanti rappresentano un meccanismo molto efficiente per iniettare energia nel campo magnetico dell’atmosfera solare e in questo caso la presenza di un numero così elevato ha permesso l’accumulo e la successiva improvvisa emissione di energia che ha dato origine al flare di estrema potenza osservato.

 

Durante il periodo in cui sono state effettuate queste osservazioni, dalla stessa regione sono stati emessi più di 40 flare di minore energia.

 

25 aprile 2011 | Mario Di Martino