Spazio

Una supernova nascosta

Un gruppo internazionale di astronomi, usando dati raccolti con i maggiori radiotelescopi esistenti al mondo, ha scoperto l’esplosione “segreta” di una...

Un gruppo internazionale di astronomi, usando dati raccolti con i maggiori radiotelescopi esistenti al mondo, ha scoperto l’esplosione “segreta” di una stella massiccia, una nuova supernova, nella galassia relativamente poco distante da noi M 82. Nonostante si tratti della supernova più vicina scoperta negli ultimi 5 anni, l’esplosione è soltanto visibile nelle onde radio, in quanto le dense nubi di gas e polveri che affollano la regione in cui questo evento si è verificato rendono invisibile la stella in esplosione alle altre lunghezze d’onda. In assenza di questo “oscuramento”, la supernova sarebbe stata visibile anche con un piccolo telescopio amatoriale.

M 82 è una galassia irregolare che dista da noi circa 12 milioni di anni luce. Nonostante sia più piccola della Via Lattea, nelle sue regioni centrali, in un raggio di poche centinaia di anni luce, è in corso un’intensissima attività di formazione stellare. M 82 è spesso definita una “galassia in esplosione”, in quanto nelle immagini ottiche e infrarosse appare come se stesse per essere distrutta dall’esplosione di un gran numero di supernovae. Le immagini radio di questa galassia particolare ci mostrano la presenza di numerosi resti di esplosioni di supernova avvenute in passato, ma da lungo tempo eventi del genere non erano stati osservati. Per circa un quarto di secolo si era cercato di catturare una di queste catastrofi cosmiche nel momento in cui essa si verificava e da qualche tempo gli addetti ai lavori avevano iniziato a chiedersi il perché in questi ultimi anni questa galassia apparisse così tranquilla.

Al centro a sinistra la galassia M 82 in un’immagine del Telescopio Spaziale ‘Hubble’. Nel riquadro rettangolare la regione centrale della galassia dove, grazie ad osservazioni radio, è stata scoperta una supernova che non è stato possibile individuare nelle altre lunghezze d’onda, in quanto si trova in un ambiente affollato da densissime nubi di gas e polveri. Il riquadro in alto a destra mostra nel radio la regione centrale di M 82 prima dell’esplosione, mentre in quello appena sinistra l’emissione radio prodotta dalla supernova domina quella di fondo. Nei due riquadri in basso a destra è chiaramente visibile la rapida evoluzione dell’onda d’urto prodotta dall’esplosione che, interagendo con la materia che circonda la stella collassata, dà origine all’emissione radio.

La nuova scoperta è stata fatta lo scorso mese di aprile con il Very Large Array (VLA) in New Mexico (USA), un enorme interferometro costituito da una rete di 27 radiotelescopi le cui antenne paraboliche hanno un diametro di 25 metri. L’emissione radio della supernova sovrasta quella di fondo proveniente dalle altre sorgenti di M 82.

Nelle immagini riprese con telescopi ottici non risulta esserci traccia di questa esplosione, ma anche le osservazioni di telescopi spaziali nell’ultravioletto e nei raggi X non mostrano alcun segno di questo evento apocalittico. La supernova è esplosa vicino al centro della galassia in un ambiente stellare molto denso. È proprio ciò potrebbe risolvere il mistero del lungo “silenzio” di M 82: molti di questi eventi, infatti, possono essere assimilati a delle “esplosioni sotterranee” in cui il brillante flash luminoso viene schermato da dense nubi di gas e polveri e soltanto le onde radio possono penetrare questa spessa cortina.

Le onde radio durante la fine violenta di una stella massiccia vengono prodotte quando l’onda d’urto dell’esplosione si propaga nel materiale che circonda la stella, di solito espulso da essa prima del collasso finale. Analizzando le immagini radio, in cui è chiaramente visibile il guscio di gas in rapida espansione prodotto dall’esplosione, è stato possibile stabilire che questa si è verificata a cavallo di gennaio e febbraio 2008. Dopo appena dopo 3 mesi il raggio dell’onda d’urto era 650 volte maggiore della distanza Terra-Sole ed è stato necessario utilizzare il Very Large Baseline Interferometer (VLBI) che, grazie alle sue eccezionali potenzialità, ha permesso di rilevare una così piccola struttura alla distanza di 12 milioni di anni luce, come distinguere una moneta da 1 Euro alla distanza di 13.000 km!

2 giugno 2009 Mario Di Martino
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