Spazio

Una stella in fuga

Il Telescopio Spaziale Hubble ha scoperto una stella che sta letteralmente scappando dalla nebulosa in cui è nata. La sua velocità di poco superiore a...

Il Telescopio Spaziale Hubble ha scoperto una stella che sta letteralmente scappando dalla nebulosa in cui è nata. La sua velocità di poco superiore a 400.000 km/h, e molto probabilmente è stata espulsa a seguito dell’interazione gravitazionale con un gruppo di stelle più massicce che si sono formate dalla stessa nebulosa. Questa stella, indicata con la sigla 30 Dor #016, è una delle tante che ha avuto origine dalla gigantesca nebulosa 30 Doradus (detta anche nebulosa della Tarantola) nella Grande Nube di Magellano, una galassia irregolare satellite della Via Lattea che dista da noi circa 180.000 anni luce.

Immagine della nebulosa 30 Doradus nella Grande Nube di Magellano ripresa dal telescopio a grande campo da 2,2 metri di apertura dell’Osservatorio Australe Europeo (ESO). Al centro dell’immagine, l’ammasso di stelle massicce molto giovani R 136, da cui è partita la stella 30 Dor #016, che è indicata dalla freccia nel riquadro in basso a destra nell’immagine a grande risoluzione ripresa dal telescopio Spaziale Hubble. La freccia tratteggiata indica la direzione del moto. La stella si sta muovendo ad una velocità di poso superiore a 400.000 km/h.

Il futuro per questa stella sarà comunque drammatico, continuerà a vagare nello spazio e, data la sua grande massa, terminerà la sua vita errabonda in tempi relativamente brevi con una titanica esplosione di supernova, lasciando probabilmente dietro di sé un buco nero.
L’analisi dei dati raccolti, fanno pensare che la stella si trova adesso a 375 anni luce dal suo luogo di origine, un ammasso di stelle giganti, denominato R 136, alcune delle quali superano di 100 volte la massa del Sole. La stella in fuga ha una massa pari a circa 90 masse solari.

Questo tipo di stelle che si allontanano a velocità pazzesche dal luogo in cui sono nate possono essere espulse dall’ammasso di stelle giovani di cui fanno parte in due modi: una stella può incontrare una o due altre compagne molto più massicce in un ammasso denso, e venir eiettata a seguito delle potenti interazioni gravitazionali, come in un enorme “biliardo cosmico”, oppure essere espulsa da un’esplosione di supernova di una stella appartenente a un sistema binario, dove la stella più massiccia esplode per prima.

Ci sono buoni motivi per credere che l’ammasso R 136 abbia un’età sufficientemente giovane (1,2 milioni di anni di età) perché non si siano ancora verificate esplosioni di supernove di stelle massicce, ragion per cui 30 Dor #016 deve essere stata espulsa a seguito di un’interazione dinamica con le stelle vicine.

Questa stella potrebbe non essere l’unica fuggiasca in questa regione. Altre due stelle massicce estremamente calde sono state osservate oltre la periferia di 30 Doradus. Si sospetta che anche queste potrebbero essere “stelle in fuga”.

Le osservazioni di Hubble, hanno anche mostrato che la stella fuggiasca, che è circa 10 volte più calda del Sole, sta scatenando una vera e propria tempesta di particelle cariche emettendo un vento stellare intensissimo, una ulteriore dimostrazione che si tratta di una stella supermassiccia e quindi estremamente giovane, in quanto le stelle estremamente massicce vivono soltanto pochi milioni di anni.

Questi risultati sono di grandissimo interesse perché questo tipo di processi dinamici in ammassi stellari densi e massici sono stati predetti teoricamente, ma questa è la prima prova diretta della validità di queste teorie. Le prime stelle fuggiasche furono osservate nella Nebulosa di Orione circa 50 anni fa, ma erano molto più piccole. Queste sono le prime potenziali conferme che il processo osservato allora può interessare anche gli ammassi di stelle estremamente più massicce e molto giovani.

17 maggio 2010 Mario Di Martino
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