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Una nuova toilette sulla Stazione spaziale

Nello spazio anche il bagno diventa un oggetto ad altissima tecnologia: ecco come funziona la nuova toilette sulla Stazione Spaziale Internazionale.

Samantha Cristoforetti
Samantha Cristoforetti mostra il funzionamento della toilette "tradizionale" a bordo della Iss, durante una missione di qualche anno fa. Il sistema è stato ora affiancato da un nuovo gabinetto hi-tech. | Esa

Un bagno da 23 milioni di dollari: non è l'ultima follia di qualche magnate del petrolio ma una delle più recenti innovazioni tecnologiche arrivate da qualche giorno nello spazio: il nuovo gabinetto della Stazione Spaziale Internazionale. La super toilette sulla Stazione spaziale affiancherà un modello già presente, così da permettere al laboratorio orbitante di ospitare equipaggi più numerosi senza creare inopportune file per l'uso del bagno.

 

La comodità prima di tutto. Il nuovo impianto ha le dimensioni di una toilette da camper, è stato realizzato interamente in titanio, ha dimensioni più contenute (è più piccolo del 65%) e un peso ridotto  (40% più leggero) rispetto a quello esistente e, secondo i progettisti dovrebbe offrire un maggior comfort nel momento del bisogno.

 

Nel video qui sotto l'astronauta italiana Samantha Cristoforetti mostra il funzionamento della una toilette spaziale in uso sulla Stazione spaziale prima ancora dell'arrivo del nuovo modello.

 

 

 

Lo Universal Waste Management System, questo il nome completo del sistema di sanitari, ha una seduta che dovrebbe risultare più comoda soprattutto per le astronaute e un nuovo sistema di aspirazione che, in assenza di gravità, dovrebbe semplificare le… operazioni quotidiane degli astronauti.

 

Bagno green. Non solo: la nuova toilette consuma meno energia rispetto a quella attualmente in uso ed più efficace nel processare le urine degli astronauti per recuperarne l'acqua.

 

Il sistema sarà testato dall'attuale equipaggio della ISS e dai loro futuri colleghi per verificarne l'effettiva efficacia nel lungo periodo ed eventualmente ipotizzare il suo utilizzo nelle prossime missioni verso la Luna e Marte.

 

15 ottobre 2020 | Rebecca Mantovani