Spazio

Una nuova spiegazione per Tunguska

Il disastro del 1908 nella regione di Tunguska fu provocato da un asteroide che attraversò una piccola porzione di atmosfera, senza impattare con la Terra.

Era il 30 giugno del 1908, quando nelle prime ore della mattina una spaventosa esplosione rase al suolo oltre 2.000 chilometri quadrati di foresta in una remota regione della Siberia orientale, lungo il fiume Tunguska - ed è ciò che oggi conosciamo come l'evento di Tunguska. L'area venne raggiunta solo una decina di anni dopo da un primo gruppo di scienziati, che rimasero esterrefatti dallo spettacolo della devastazione, così come tutti i team che studiarono il luogo.

 

Quello che ancora oggi non si è ancora riusciti a capire è che cosa causò quell'esplosione: una cometa? Un asteroide? Il fatto è che non sono stati scoperti né un cratere né altri resti di un impatto. Chi sostiene che fu una cometa ad impattare con la Terra ritiene che l'esplosione fu il risultato dell'evaporazione improvvisa, e quindi esplosiva, del nucleo cometario, ma stando a recenti ricostruzioni l'oggetto attraversò almeno 700 chilometri di atmosfera prima dell'esplosione. Nessuna cometa avrebbe potuto resistere così a lungo: un oggetto di quel genere esploderebbe dopo non più di 300 chilometri.

 

L'evento di Tunguska: la mappa
L'evento di Tunguska: zona 1 (rosso, 20 km circa di raggio), distruzione totale; zona 2 (arancio, 100 km circa di raggio), danni, incendi, animali morti; zona 3 (blu, 1.500 km), rombo dell'esplosione. © Denys, via Wikimedia / CC 3.0

L'ipotesi dell'asteroide. Chi invece sostiene che fu un asteroide, ipotizza che fosse così piccolo da esplodere attraversando l'atmosfera e che nessun frammento che fosse sufficientemente grande da produrre crateri arrivò fino a Terra. Accanto a questa, c'è un'ipotesi "correlata" che considera che un frammento abbastanza grande sia in realtà arrivato fino a terra e che l'impatto ci abbia lasciato in eredità un piccolo lago che si trova nell'area: nessuno ha però finora realizzato carotaggi o rilevamenti, all'interno dell'invaso, tali da permettere di affermare con certezza un tale svolgimento dei fatti.

Insomma, qualunque cosa sia avvenuta a Tunguska, è accaduta nel cuore selvaggio e disabitato della Russia centrale, a migliaia di chilometri da qualunque villaggio: nessun testimone (si parla di tre morti), solo misteri e indizi da mettere insieme come tessere di un gigantesco puzzle.

Nuove ipotesi. Un nuovo modello di quell'evento che potrebbe però risolvere definitivamente la questione: lo studio è di un team di ricercatori coordinati da Daniil Khrennikov, dell'università federale della Siberia, ed ha il vantaggio di non richiedere l'esistenza di una "cicatrice" sul terreno. Khrennikov e colleghi sostengono che l'esplosione fu causata da un asteroide che sfiorò la Terra con un angolo talmente piccolo che non attraversò

l'atmosfera, ma "rimbalzò" su di essa per poi perdersi di nuovo nello spazio. «Crediamo che l'evento di Tunguska sia stato causato da un asteroide ferroso che ha appena attraversato lo strato più esterno dell'atmosfera terrestre», afferma Khrennikov: se l'ipotesi fosse corretta, la Terra sfuggì di un soffio a un disastro catastrofico.

 

Nessun cratere. Lo scenario si adatta bene ai fatti. L'esplosione deve essere stata causata da un meteorite di ferro delle dimensioni di uno stadio da calcio o poco più, che si scaldò molto rapidamente attraversando l'alta atmosfera. Fu l'onda d'urto ad abbattersi al suolo, e il materiale che evaporò quasi istantaneamente dall'asteroide in quel breve passaggio causò l'esplosione che bruciò gli alberi. Il ferro vaporizzato si condensò in polvere che, arrivata al suolo, lasciò tracce debolissime - ciò potrebbe anche spiegare la presenza di polveri anomale nell'alta atmosfera dell'Europa registrata dopo l'evento.

Nessun cratere, perciò, ma poteva essere una catastrofe planetaria. Se Khrennikov e colleghi hanno ragione, quella mattina la Terra ebbe un incidente spaziale fortunato. Un impatto diretto con un asteroide con un diametro di circa 150 metri avrebbe devastato la Siberia, lasciando un cratere largo anche 3 chilometri: non sarebbe stata un'estinzione dei nuovi dinosauri, ma avrebbe avuto effetti drammatici sulla biosfera e gravissime ripercussioni sulla civiltà moderna.

13 ottobre 2020 Luigi Bignami
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