Spazio

Una cometa aliena?

È convinzione comune che le comete siano più o meno tutte uguali, cioè abbiano una composizione abbastanza simile. Questa idea non sembra invece essere...

È convinzione comune che le comete siano più o meno tutte uguali, cioè abbiano una composizione abbastanza simile. Questa idea non sembra invece essere confermata dai risultati di uno studio effettuato da un astronomo dell’Osservatorio Lowell (Flagstaff, Arizona, USA), il quale ha analizzato la composizione di ben 150 comete apparse negli ultimi 33 anni, misurando l’abbondanza in ciascuna di esse di cinque differenti molecole. Nel caso di una cometa, la 96P/Machholz 1, è risultato infatti che le sue caratteristiche composizionali sono estremamente anomale. In particolare, la molecola del cianogeno (CN) mostra un’abbondanza inferiore a circa il 70% del valore medio riscontrato nelle altre comete, mentre altre molecole del carbonio, come C2 e C3, sono presenti in quantità molto inferiori rispetto a quella che è considerata la norma. La causa alla base di questa forte anomalia chimica è per il momento sconosciuta, ma sono state fatte tre ipotesi per spiegare le origini della Machholz 1.

Immagine della cometa 96P/Machholz 1, durante la sua apparizione dell’aprile 2007.

Una possibile spiegazione è che la cometa Machholz 1 non si sia formata nel Sistema Solare, ma provenga da un altro sistema planetario. In questo scenario, la sua origine potrebbe essere avvenuta in un disco di materia circumstellare dove l’abbondanza di carbonio era inferiore a quella presente nel disco protoplanetario circumsolare. È noto da tempo che un gran numero di nuclei cometari originariamente appartenenti al Sistema Solare sono sfuggiti nello spazio interstellare a causa delle perturbazioni indotte dai pianeti giganti o dal passaggio ravvicinato al Sole di qualche stella o nebulosa, la stessa cosa potrebbe essere successa ad altri sistemi planetari extrasolari.

Una seconda possibilità è che questa cometa si sia formata a grandissima distanza dal Sole in un ambiente più freddo, dove le condizioni erano diverse rispetto alla regione in cui si sono formate la maggior parte delle comete. In questo caso, la scarsità di oggetti di questo tipo potrebbe essere associata con la difficoltà di spiegare i meccanismi dinamici che li hanno spostati nelle regioni interne del Sistema Solare, dove sono state scoperte e osservate.

La terza possibilità, infine, è che la composizione chimica della Machholz 1 sia stata profondamente alterata dal forte riscaldamento a cui va soggetta durante i suoi passaggi al perielio. Questa cometa, infatti, ogni 5 anni circa transita ad una distanza minima dal Sole di soli 18 milioni di km, ben all’interno dell’orbita di Mercurio (all’indirizzo http://media.skyandtelescope.com/images/SOHOmovie_l.gif è visibile un breve filmato del passaggio al perielio della cometa avvenuto nel gennaio 2002 e ripreso dal satellite SOHO).

Altre comete passano dal Sole a distanze anche inferiori a quella della Machholz 1, ma non così frequentemente. Questi continui riscaldamenti potrebbero essere responsabili di cambiamenti radicali nella composizione dei composti presenti sulla superficie del nucleo cometario.

Le comete sono considerate gli oggetti più primitivi del nostro Sistema Solare, perciò composte dalla materia originaria della nebulosa protoplanetaria. Questi piccolissimi corpi planetari rappresentano quindi dei veri e propri campioni della materia da cui si formarono i pianeti maggiori.

7 dicembre 2008 Mario Di Martino
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